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Melfi

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Melfi
comune
Melfi – Stemma Melfi – Bandiera
Melfi – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Basilicata – stemma Basilicata
Provincia Potenza – stemma Potenza
Sindaco Livio Valvano (centrosinistra) dal 31 maggio 2011
Territorio
Coordinate 40°59′47″N 15°39′21″E / 40.99639°N 15.65583°E / 40.99639; 15.65583 (Melfi)Coordinate: 40°59′47″N 15°39′21″E / 40.99639°N 15.65583°E / 40.99639; 15.65583 (Melfi)
Altitudine 530 m s.l.m.
Superficie 205,15 km²
Abitanti 17 613[1] (settembre 2011)
Densità 85,85 ab./km²
Frazioni Capannola, Foggianello, Foggiano, Leonessa, Masseria Casella, Masseria Catapane, Masseria Menolecchia, Vaccareccia, Isca ricotta, Camarda, Parasacco, San Giorgio di Melfi, San Nicola[2], Villa Mariannina
Comuni confinanti Aquilonia (AV), Ascoli Satriano (FG), Candela (FG), Lacedonia (AV), Lavello, Monteverde (AV), Rapolla, Rionero in Vulture, Rocchetta Sant'Antonio (FG)[3]
Altre informazioni
Cod. postale 85025
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076048
Cod. catastale F104
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 841 GG[4]
Nome abitanti melfitani o melfesi
Patrono sant'Alessandro
Giorno festivo 9 febbraio
Localizzazione
Melfi è posizionata in Italia
Melfi
Posizione del comune di Melfi all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Melfi all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale
« Melfi nobile città dell'Apulia, circonvallata da mura di pietra, celebre per salubrità dell'aria, per affluenza di popolazioni, per fertilità dei suoi campi, ha un castello costruito su di una rupe ripidissima, opera mirabile dei Normanni »

Melfi è un comune italiano di 17.613 abitanti[1] della provincia di Potenza, secondo per numero di abitanti nella provincia dopo Potenza e quarto della Basilicata dopo il capoluogo di regione, Matera e Pisticci. Costituita da un centro storico di aspetto complessivamente medievale, la città è diventata recentemente uno dei centri più produttivi della Basilicata e uno dei maggiori nuclei imprenditoriali del Meridione: il polo industriale SATA, sorto nei primi anni novanta, ospita infatti uno dei più importanti stabilimenti del gruppo FIAT,[6] nonché una delle fabbriche di automobili più produttive del mondo.[7] Sin dal 1866, sono state fatte varie proposte per rendere Melfi provincia autonoma da Potenza e l'ultima risale al 2006, ad opera dei senatori Viceconte e Taddei.[8]

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Melfi si colloca nell'estremo nord della Basilicata, nel Vulture, al confine con la provincia di Foggia, in un territorio prettamente collinare con un'altitudine di circa 530 metri sul livello del mare.[9] Dista pochi chilometri dalle pendici del Monte Vulture, vulcano inattivo dall'era protostorica, presenta una superficie di 205,15 km²[9] e si affaccia sul fiume Ofanto, che divide la Basilicata dalla Campania e dalla Puglia.

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Melfi.

Non essendo bagnata dal mare e data la sua altitudine, Melfi ha un clima temperato freddo, con piogge irregolari e presenti perlopiù nelle stagioni autunnali e invernali. Gli inverni sono rigidi con frequenti nevicate. Le estati sono piuttosto calde con un clima secco. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +5,6 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,6 °C.[11]


MELFI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 8,8 9,9 12,5 16,4 20,9 26,2 29,5 30,0 25,4 19,2 14,6 11,1 9,9 16,6 28,6 19,7 18,7
T. min. mediaC) 2,4 2,7 4,4 7,2 10,6 14,5 16,9 17,2 14,5 10,5 7,0 4,7 3,3 7,4 16,2 10,7 9,4

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia di Melfi.

[modifica] Origini

Le origini del nome

Le origini del nome di Melfi, secondo documentazioni storiche, derivano dall'antico fiume Melpes,[13] citato dallo scrittore e naturalista latino Plinio il Vecchio e oggi poco più che un canale.

La fondazione di Melfi (sebbene abitata da epoche remote) è di ignota datazione ed esistono vari pareri discordanti. Giovanni Pontano e Leandro Alberti sostennero che i fondatori fossero greci;[14] il monaco longobardo Erchemperto nelle sue opere attribuì la nascita di Melfi ad alcune famiglie dell'impero romano.[15]

Quando Costantino il Grande ricostruì Bisanzio, queste avrebbero deciso di trasferirsi nella città ma, a causa di un violento nubifragio nei pressi di Schiavonia, si sarebbero fermate a Ragusa (Croazia). Dopo esserne state scacciate, sarebbero infine tornate sulle coste italiane e, insediandosi nell'area del Vulture, avrebbero fondato Melfi.[16] Però, per l'insicurezza dalle orde di barbari e le loro scorrerie, continuarono nel loro pellegrinaggio, e fondarono Amalfi (alcuni ritengono che dal nome di Melfi deriverebbe quello della città campana).[17].

Esiste un'altra teoria che ne data la fondazione ai primi anni dell'XI secolo, ad opera del bizantino Basilio Boioannes, poiché non esistono prove documentali dell'esistenza della città in tempi precedenti.[18] Né risulta, con le vicine Rapolla e Venosa, nell'elenco delle città daune nominate da Plinio il Vecchio nel 70 d.C. circa.

[modifica] Dall'antichità ai Normanni

Antica stampa di Melfi, Capitale della Contea di Puglia, poi del Ducato di Puglia e Calabria e, in seguito, principale Comune della provincia di Potenza.

I primi centri abitati, situati nella frazione Leonessa e resti di una mastodontica necropoli trovati in località Toppo d'Avuzzo a Rapolla attestano che l'area del melfese era abitata sin dai tempi del neolitico;[13] Dauni e lucani furono tra le prime civiltà a insediarsi nel suo territorio.[13] In epoca romana, l'abitato era in secondo piano rispetto ad altre località limitrofe come Venusia (l'attuale Venosa),[13] dato che quest'ultima, trovandosi in un punto strategico della via Appia, fu un importante centro di scambi commerciali.

Con la caduta dell'Impero Romano, la zona, occupata dai bizantini e poi dai longobardi, iniziò ad acquistare maggior importanza, ma fu con l'arrivo dei normanni che iniziò ad assumere un ruolo fondamentale. Nel 1042, Guglielmo Braccio di Ferro e gli altri membri della famiglia Altavilla ottennero dal duca longobardo Guaimario IV di Salerno il riconoscimento ufficiale della conquista della città, diventando in cambio suoi vassalli, e partirono da Melfi per mettere sotto il proprio dominio l'intero meridione d'Italia.[19]

A Melfi, capitale della Contea di Puglia, si tennero cinque concili, organizzati da cinque diversi Pontefici tra il 1059 e il 1137. Nel I concilio del 1059, il papa Niccolò II riconobbe i possedimenti conquistati dai Normanni e nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria,[20], che divenne vassallo della Chiesa. La città stava passando un momento fulgido della sua storia, e in tale circostanza diventava la Capitale del Ducato di Puglia e Calabria nel 1059.[21]

Melfi, nonostante dovette cedere il titolo di Capitale a Salerno e infine a Palermo, continuò a essere un centro molto importante dell'impero normanno. La città fu luogo di organizzazione di altri Sinodi. Il papa Alessandro II dal primo agosto 1067 presiedette il Concilio di Melfi II; ricevette il Principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, e i fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero Altavilla. Nel corso del Concilio di Melfi III, del 1089, il papa Urbano II indisse la Prima Crociata in Terra Santa.[22], poi Pasquale II nel 1101 convocò il Concilio di Melfi IV e infine Innocenzo II nel 1137 celebrò il Concilio di Melfi V, ultimo della serie.

[modifica] Dagli Svevi agli Aragonesi

Federico II con il falcone

Ai Normanni si sostituirono gli Svevi di Federico II Hohenstaufen, che portò Melfi e il suo castello a nuovi splendori.[23] L'imperatore scelse la città come residenza estiva e qui (ma anche nelle località di Lagopesole, Palazzo San Gervasio e, secondo alcune fonti, anche Monticchio)[24][25] trascorse i suoi momenti di svago, dato che prediligeva le foreste del Monte Vulture per praticare la falconeria (la caccia col falcone), il suo hobby preferito.

Il sovrano svevo promulgò dal castello le Costituzioni di Melfi (o Constitutiones Augustales), codice unico di leggi per l'intero regno di Sicilia, opera fondamentale nella storia del diritto, le cui caratteristiche sono considerate "moderne" da molti storici.[26] Quando il governo di Federico II cessò di esistere e i nuovi padroni angioini si insediarono nel suo regno, per Melfi iniziò il declino, sebbene Carlo II d'Angiò fece ristrutturare e ampliare massicciamente il castello.[23] Gli angioini vennero spodestati dagli aragonesi, che divennero i nuovi signori di Melfi.

Poco più di due secoli dopo, quando Melfi era da tempo sotto il dominio spagnolo, l'esercito francese guidato da Pietro Navarro e Odet de Foix causò uno degli avvenimenti più truculenti della storia della città. Infatti, tra il 22 e il 23 marzo 1528, avvenne il cosiddetto assedio di Melfi, passato alla storia come "La Pasqua di sangue", ove la città venne saccheggiata, bruciata e gran parte della popolazione venne sterminata, le cui cifre approssimate si aggirano tra le 3.000 e le oltre 4.000 persone uccise.[27][28] L'offensiva francese venne sradicata dal re spagnolo Carlo V, che riconquistò Melfi nel 1531 ma la città, ormai ridotta in macerie, fu abbandonata per mesi. Con l'emissione di due editti da parte del sovrano, Melfi venne ripopolata da persone provenienti dagli abitati limitrofi e da una colonia di albanesi; inoltre fu conferita del titolo di “fedelissima” ed esentata dal pagamento dei tributi per 12 anni.[29]

[modifica] Dal '500 a oggi

Da destra: i briganti Tinna, Lamacchia, Cafo e Caruso in carcere a Melfi

Dopo il governo di famiglie nobili come i Vaccaro di Lavello e i Doria di Genova, a Melfi avvennero varie insurrezioni sociali, come nel 1728 contro la gabella della farina e nel 1831 per la quotizzazione delle terre demaniali. Poco dopo l'unità d'Italia, la città partecipò attivamente al fenomeno del brigantaggio, dopo esser stata occupata nel mese di aprile 1861 dalle bande di Carmine Crocco.[30] Anche a Melfi si fecero notare alcuni briganti come Domenico "Malacarne" Zappella e Michele Schirò, che si unì alla causa del brigantaggio lucano a soli 13 anni.[31]

La città fu anche luogo di prigionia e di condanne a morte per vari briganti (Giuseppe Schiavone, Giuseppe Petrelli e Aniello Rendina furono giustiziati il 28 novembre 1864 dai bersaglieri sabaudi).[32] Il 19 luglio 1868, la città diede i natali a Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio e ministro, nonché uno degli attivisti lucani della questione meridionale, assieme a Giustino Fortunato di Rionero in Vulture.

Nel secolo successivo, la città fu devastata dal terremoto del Vulture nel 1930, che rese Melfi il comune dell'area maggiormente danneggiato,[33] e subì forti flussi migratori verso il nord Italia e il nord Europa. Iniziò a vedere una certa ripresa agli albori degli anni novanta, con l'edificazione degli stabilimenti FIAT e Barilla.

[modifica] Simboli

Stemma della Città di Melfi

[modifica] Blasonatura stemma

« Scudo di foggia sannitica con campo d'oro recante al centro Basilisco verde con lingua rossa sostenuto dalla vetta centrale di un monte di tre cime color verde con contorno nero, sormontato da corona con torri d'oro e circondato da due rami di alloro e di quercia legati in basso da un nastrino tricolore al centro[34] »

[modifica] Blasonatura gonfalone

« Drappo “partito” di giallo e di verde, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello Stemma civico sormontato dall'iscrizione, convessa verso l'alto, pure in oro, “Città di Melfi"[34] »

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

Cattedrale di Santa Maria Assunta

[modifica] Cattedrale di Santa Maria Assunta

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cattedrale di Santa Maria Assunta (Melfi).

Iniziò ad essere costruita nel 1076 per volere di Roberto il Guiscardo, sebbene altre fonti attestano la data d'inizio nel 1153, sotto l'ordine di Guglielmo I di Sicilia.[35] Del suo passato normanno è rimasto ben poco per via dei terremoti e dei ripetuti restauri che hanno reso il suo attuale aspetto prettamente barocco, a eccezione del campanile, eretto nel 1153 per ordine di Ruggero II, il quale conserva ancora uno stile romanico normanno.

[modifica] Chiesa di Sant'Antonio

La costruzione avvenne nel 1423 e i restauri dopo il 1851. Fu gravemente danneggiata dall'esercito di Odet de Foix nel 1528, durante l'assedio di Melfi e resistette ai terremoti del 1731 e del 1752, ma quello del 1851 la danneggiò seriamente. Dal XVII al XVIII secolo, la chiesa viene dedicata a Sant'Antonio. Di stile romanico e gotico, conserva affreschi dell'epoca, una statua lignea di Sant'Antonio con Bambino dipinto in oro e un dipinto napoletano su tavola del XVI secolo. Durante le opere di restauro furono scoperti due archi in stile gotico, ove sull'arco trionfale è scolpita la data di ricostruzione (1523), a seguito del sisma del XV secolo.

[modifica] Chiesa rupestre di Santa Margherita

Interamente scavata nel tufo, risale al 1200. Fu scoperta da Gian Battista Guarini.[36] Gli affreschi rappresentano soggetti come S. Margherita (sopra all'altare principale), l'arcangelo Michele, la Madonna con Bambino, S. Giovanni Battista e Cristo in Trono. Notevole una rappresentazione del motivo di Federico II che si imbatte in tre scheletri, diffuso schema di memento mori. Tra gli affreschi appaiono tre figure laiche in tenuta da falconieri, che, per il critico napoletano Raffaele Capaldo, sono i componenti principali della famiglia imperiale sveva: Federico II, sua moglie Isabella d'Inghilterra e il figlio dell'imperatore, Corrado IV.[36] La rappresentazione melfitana dell'incontro dei tre morti e dei tre vivi è particolarmente insigne, non solo per l'ipotesi che a raffigurare i vivi sia la famiglia imperiale, ma anche perché essa potrebbe essere la più antica raffigurazione pittorica del tema a noi giunta, primato conteso con l'affresco di identico soggetto iconografico conservato nel Duomo di Atri, pur con alcune varianti all'interno dello schema generale.[37]

[modifica] Chiesa rupestre della Madonna delle Spinelle

Chiesa Rupestre della "Madonna delle Spinelle"

Scoperta nel 1845 a seguito di una frana, ne resta solo la cappella terminale (resti della navata furono spianati negli anni settanta per creare un piazzale antistante) di pianta esagonale con sei semicolonne che sostengono un cornicione. In era medievale era una parte della Basilica di S. Stefano, una costruzione paleocristiana con più navate e cappelle annesse. Fu luogo di varie riunioni e congressi e si sostiene che da questa struttura partirono i soldati normanni capeggiati da Boemondo e Tancredi d'Altavilla per la prima Crociata in Terra Santa.[38]

[modifica] Chiesa di Sant'Anna

Situata nei pressi delle scuole Nitti, la chiesa appartenente alla parrocchia Cattedrale è conosciuta come organizzatrice della processione del venerdì Santo, dove insieme alle immagini sacre della Madonna Addolorata e Gesù Morto, sfilano bambine vestite di nero con in mano i misteri della Passione di Gesù. Tale chiesa organizza anche la processione di Sant'Anna il 26 luglio.

[modifica] Chiesa rupestre di Santa Lucia

Situata in contrada Giaconelli, a metà strada tra Melfi e Rapolla, è costituita da un solo ambiente con volta a botte. Gli affreschi della cripta, risalenti al XIII secolo e restaurati dal pittore prof. Tullio Brisi, presentano uno stile prettamente bizantino e illustrano le storie della santa. Inoltre vi è una raffigurazione della "Madonna con Bambino" seduta su trono mosaicato, tipica opera bizantina.

Chiesa del Carmine

[modifica] Chiesa della Madonna del Carmelo (o Chiesa del Carmine)

Un tempo era parte del Convento dei carmelitani, che occupava buona parte degli stabili circostanti. L'originaria porta in legno (oggi conservata nel Palazzo del Vescovado) presenta immagini che riassumono il tipico esempio della concezione medioevale della morte. La confraternita di questa chiesa (insieme a quella di S. Anna) cura i riti della settimana Santa con l'esecuzione di mesti canti riguardanti la tragedia del Golgota.

[modifica] Chiesa di San Teodoro

La data di costruzione è ignota sebbene antica, si è a conoscenza solamente che nel 1040 fu elevata a parrocchia dal vescovo Monsignor Baldovino, fino all'anno 1988, quando l'allora vescovo Mons. Cozzi accorpò la chiesa alla Cattedrale. Nell'edificio era conservato un vasetto di legno che conteneva le reliquie di San Teodoro M., di San Sebastiano e San Petronilla ma, dopo il sisma del 1980, questa testimonianza è andata perduta. Vi si trova un crocifisso in legno di medie dimensioni e una statua della "Madonna Desolata".

[modifica] Altre chiese

Chiesa di Sant'Antonio

Chiesa rupestre dello Spirito Santo
Interamente scavata nella roccia, si trova a circa 900 metri di altezza tra i boschi del Monte Vulture. Conserva una statua della madonna, che viene portata per le via della città durante la festa della Pentecoste in memoria della battaglia tra francesi e spagnoli a Melfi.

Chiesa di Santa Maria ad Nives
Fu costruita nel 1570 dall'albanese Giorgino Lapazzaia, giunto a Melfi nel 1534. Legata al rito arbëreshë, in essa si celebrano due antiche tradizioni: quella dello Spirito Santo e quella delle "panedduzze".

Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore e Convento
Sede dei Cappuccini, posizionata sulla collinetta Tabor. Fu costruita nel XIII secolo e all'inizio era una casa di noviziato per poi essere adibita, dal 1696, a studio teologico e filosofico.

Chiesa di San Lorenzo
Risalente al 1120, a quel tempo appartenente all'Abbazia di "Sant'Ippolito" di Monticchio, è probabilmente la chiesa più antica di Melfi. Di forma ottagonale, è affiancata dal moncone di una torre del XII secolo.

[modifica] Architetture civili

Palazzo del Vescovado

[modifica] Palazzi

[modifica] Palazzo del Vescovado
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Palazzo del Vescovado.

In origine un edificio normanno del XI secolo, nel corso del tempo subì varie modifiche, a causa dei terremoti, fino a raggiungere uno stile barocco nel '700. All'interno esiste una pinacoteca ove sono esposti dipinti di Nicola da Tolentino a Cristiano Danona. È inoltre sede della biblioteca vescovile, che conserva documenti come le cinquecentine.

Palazzo della Corte
[modifica] Palazzo Araneo

Presenta una facciata in stile rinascimentale, ma la parte restante della struttura è ritenuta risalente al Medioevo. Un tempo adibito a tribunale, si affaccia su un giardino pubblico nel quale si ammirano due monumenti, con busti in bronzo, del sen. Floriano Del Zio e dell'on. Arduino Severini. Un tempo il palazzo era di proprietà della ricca famiglia Mandina.

[modifica] Palazzo Severini

Risale al XVI secolo e fu un convento dei Carmelitani. Divenne poi proprietà di Decio Severini, scrittore e professore universitario presso gli atenei di Pisa e Roma, nonché direttore generale delle irrigazioni in Argentina e progettista di grandi opere in Italia ed Egitto. Il palazzo, attualmente è sede di un'agenzia assicurativa.

Palazzo Aquilecchia
[modifica] Palazzo Sibilla

Edificio eretto nell'XVI secolo, era la dimora natale del generale Ascanio Sibilla, decorato di medaglia al valor militare e benemerito per i soccorsi e gli aiuti umanitari ai terremotati di Messina, nonché sindaco di Melfi tra il 1952 e il 1956.

[modifica] Palazzo della Corte

Costruito nel XVI secolo, l'edificio è anche la vecchia sede del municipio ed, attualmente, ospita la pro loco di Melfi. Al suo interno vi è un busto di Federico II, donato alla città di Melfi dalla Repubblica Federale Tedesca.

[modifica] Palazzo Donadoni

Edificio appartenuto alla famiglia omonima, originaria di Bergamo. Geromino Donadoni, vissuto nella prima metà del XVI sec., vi esercitò il potere di vicegovernatore. È sede del museo civico ed è luogo di diverse mostre culturali.

[modifica] Altri palazzi

Palazzo Mandini presenta una facciata in stile neoclassico, sotto la quale vi è un nucleo originario di epoca cinquecentesca; Palazzo Pierro già convento dei Somaschi, appartenente al XVII secolo; Palazzo Pastore XX secolo; Palazzo Tisbi XV secolo; Palazzo Aquilecchia XVI secolo; Palazzo Lospinoso-Severini XIX secolo.

[modifica] Fontane

Fontana del Bagno

Fontana del Bagno
Risalente agli inizi del '900, era un tempo luogo per lavare i panni, per abbeverare i cavalli e per far scorta d'acqua quando non esisteva ancora nelle case. Nella sua area, ai tempi del dominio normanno, vi era una delle porte della città, denominata proprio "Porta del Bagno".

Fontana del Bagnitello
In tempi passati fu un centro di ristoro per il viandante, per il pellegrino e per il contadino con i suoi animali, è stata ristrutturata nel 2003 con il contributo dell'associazione "Lucani in Umbria".

Fontana Stazione
Di recente costruzione (1989) è situata nella piazza antistante alla stazione di Melfi.

Fontana Acqua Santa
Edificata nel XX secolo, situata nella frazione Foggiano.

[modifica] Architetture militari

[modifica] Castello

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce castello di Melfi.

Edificato dai normanni, è uno dei più noti della Basilicata e uno dei castelli medievali più rappresentativi del meridione. Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita di Salerno. Federico II promulgò qui le Costituzioni di Melfi. Con l'avvento degli angioini il castello subì radicali restaurazioni e fu nominato nel 1284 residenza ufficiale della moglie di Carlo II d'Angiò, Maria d'Ungheria.[39] Gli Aragonesi affidarono il castello prima alla famiglia Caracciolo e poi al principe Andrea Doria, che fu di proprietà della sua stirpe fino al 1950.[40]

[modifica] Cinta Muraria

Parte della cinta muraria

Il centro storico di Melfi è interamente circondato da mura turrite costruite per lo più dai Normanni che si estendono per oltre quattro chilometri.[41] Il circuito segue l'orlo del pianoro su cui fu costruita la città, cinto da ogni parte da scoscendimenti, a tratti da veri e propri precipizi. L'opera costituisce un raro esempio di fortificazione nel sud Italia.[42] Le fasi costruttive della cinta muraria appartengono al periodo bizantino, normanno, svevo e aragonese. Gli ultimi ad apportare modifiche strutturali furono Niccolò Acciaiuoli nel trecento e Giovanni Caracciolo nel quattrocento, a cui risale la sistemazione attuale, per difendere la città dalle artiglierie nemiche. Assedi e terremoti hanno reso necessari continui restauri e il sisma del 1930 ne ha seriamente compromesso la struttura.

Porta Venosina

[modifica] Porta Venosina

È una delle sei porte cittadine ubicate nella cinta muraria, sebbene tre di queste (Porta del Bagno, Porta SS. Maria e Porta Sant'Antolino), a causa di terremoti e saccheggi, non esistano più. Risalente all'epoca sveva, è l'unica ancora in buono stato e fu realizzata sull'antico tracciato verso Venosa e la via Appia. Alla destra dell'ingresso è osservabile lo stemma di Melfi e, a sinistra, quello dei Caracciolo che restaurarono le mura sul finire del quattrocento. Federico II vi fece apporre una lapide che decantava la gloria e la grandezza della città,[5] sostituita più tardi da Giovanni Caracciolo con quella ancor oggi visibile, anche se illeggibile. L'arco ogivale è di origine sveva, mentre la torre cilindrica fu aggiunta nel '400 da Caracciolo.

[modifica] Porta Troiana

Fu costruita nel XV secolo, per volere del principe Troiano Caracciolo, figlio di Giovanni e da cui essa prese il nome. Di questa opera sono rimasti solamente alcuni ruderi.

[modifica] Porta Calcinaia

Era la porta più vicina al castello. Conduceva dalla zona artigianale, dove si produceva calce e argilla (da cui il nome), al centro storico e all'attuale Via Normanni, che tuttora porta al Castello. Anche di questo varco resta solo qualche testimonianza.

[modifica] Altro

[modifica] Piazze e Rioni

Piazza Duomo

Piazza Duomo
Chiamata anche Largo Marconi, è la zona in cui si trovano la Cattedrale e il Palazzo del Vescovado. Nel periodo di ottobre dà luogo alla Sagra della Varola, festa dedicata alla famosa castagna di Melfi, il "marroncino".

Piazza Umberto I
Chiamata anche Piazza Municipio, rappresenta il centro storico della città dall'XI secolo, epoca in cui era il fulcro del borgo medievale. I vicoli, i vicoletti e le gradinate della piazza conservano ancora rilievi, pozzi, portali e decorazioni in pietra.

Piazza Mancini
In passato piazza mercato.

Corso Garibaldi
Chiamato anche Strada del Vescovado, dal 1500 è la principale arteria della città ed è luogo di vari palazzi gentilizi.

Rione Chiuchiari
Venne fondato nel 1534 dagli immigrati albanesi capeggiati da Capitan Kiukieri (da cui proviene il nome). Fu da loro abbandonato nel 1597 per trasferirsi nella vicina Barile.

Via Vittorio Emanuele
Altra arteria storica di Melfi, si contraddistingue per testimonianze storiche come il portale in pietra di Rapolla (1527) e il portale appartenente all'ospedale gestito dalla comunità francescana, datato 1664.

Rione Bagni
In passato noto come il Borgo, è situato al di fuori della cinta muraria che circonda la città ed era sede delle attività produttive favorite dal passaggio del fiume Melpes.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Etnie

Gli stranieri regolari sono 577 (280 maschi e 297 femmine) al 1º gennaio 2011.[43] Le comunità più rappresentate sono:

[modifica] Lingue e dialetti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dialetti dell'area apulo-lucana.

La parlata locale, parte integrante dei dialetti italiani meridionali, è fortemente influenzata dalla lingua francese e spagnola, con alcuni elementi greci e albanesi.[44] Similmente al francese, in genere la “e” finale di parola non accentata, è muta; la “u” in molte parole si pronuncia “iu” e in altri diversi casi con il dittongo inverso. Alcune parole hanno forti similarità con la lingua transalpina esempi: sedia e nebbia corrispondono, rispettivamente, a segge e neglie in melfitano, siège e neige in francese (ma v. anche seggio, seggiola in italiano, in cui l'autoctona palatalizzazione /dj/ > /dӡ/ è del tutto normale, ed è da notare che la forma neglie con /ʎʎ/ non può derivare dal francese neige, con /ӡ/.[44] Sono avvertibili anche influenze spagnole, come la consonante “b” che in genere si trasforma in “v” e altre volte nella labiale sorda “p”. In spagnolo invece, /b/ non diventa mai /v/, visto che l'esito storico dei fonemi /b/ e /v/ è un unico fonema /b/; inoltre la desonorizzazione /b/ > /p/ è sconosciuta allo spagnolo.[44] La parola abbuscà ("guadagnare" oppure "essere picchiati", a seconda del contesto della frase) deriva dallo spagnolo buscar, come anche l'italiano buscare. Il dialetto locale comprende anche alcuni termini di origine latina come cràje (domani), che deriva dalla parola cras; accattà (comprare) da accaptare. Infatti, il dialetto essendo una lingua romanza, quasi tutto il lessico deriva direttamente dal latino.

[modifica] Detti melfitani

Seguono proverbi e detti popolari di Melfi:[44]

  • Damm ru pan va a Lavidd; vinnete ru pan e accattete lu curtidd (portati questa panella a Lavello, comprati un coltello invece di venderti il pane).
  • Nu mazz de petersin so furnùte stamatin, stu penzir ca tine ‘ngape tu guagliò te l'haia fà passà (stamattina al mercato ho venduto un mazzo di prezzemolo, queste strane idee che hai in testa, ragazzo te le devi far passare).
  • Quanne màmmete dorme tu piglie e minete fora, ce dicimm doie parole e cumenzamme a fà l'ammore (attendiamo che tua madre s'addormenti, poi te ne esci di casa ci mettiamo a chiacchierare e cominciamo a far l'amore).
  • A te non vole màmmeta, a me non vole zie, se ciamma piglià nuie adda ess destine di Die (da parte tua, tua madre non vuole, da parte mia ci sono le zie, se proprio ci dobbiamo unire deve essere il destino a volerlo).

[modifica] Religione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.

La città fa parte della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. La diocesi (a quel tempo solo di Melfi) fu fondata nell'XI secolo,[45] con il nome di Dioecesis Melphiensis, ad opera di papa Niccolò II che la rese indipendente dalla Santa Sede. Fu presieduta da vari vescovi come Francesco Monaldeschi, Alessandro da Sant'Elpidio e Juan de Borja Llançol de Romaní. Nel 1528, Clemente VII unì la diocesi di Melfi con quella di Rapolla e secoli dopo, il 30 settembre 1986, si aggiunse anche quella di Venosa,[46] formandone l'attuale comunità religiosa, al giorno d'oggi retta dal vescovo Mons. Gianfranco Todisco.

[modifica] Tradizioni e folclore

[modifica] Feste Religiose

  • Festa di S. Antonio da Padova- Grande tredicina al Santo e Processione con i bambini il 13 giugno.

Festa di Sant'Alessandro - dedicata al patrono della città, viene celebrata il 9 febbraio.

  • Processione del Venerdì Santo - si festeggia in aprile.
  • Processione di Sant'Anna - si organizza il 26 luglio.
  • Festa dell'Assunta - si festeggia il 15 agosto.
  • Festa dell'Immacolata - si festeggia l'8 dicembre.
  • Festa di Santa Lucia - si tiene il 13 dicembre, nelle piazze dei diversi quartieri dove vengono accesi dei falò per salutare la notte più lunga dell'anno.

[modifica] La leggenda di Ronca Battista

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Assedio di Melfi.
Ronca Battista

Ancora oggi vive nel folklore melfitano la leggenda della eroica quanto vana impresa di Giovan Battista Cerone (detto Ronca Battista), un boscaiolo che mostrò grande eroismo in battaglia durante lo scontro tra i francesi e gli spagnoli nel cinquecento. Si narra che Ronca Battista, dopo aver aiutato una donna anziana, ricevette da lei un potere magico alla sua roncola.[28]

Durante il conflitto tra francesi e spagnoli, ove i primi stavano avendo la meglio, Ronca Battista affrontò da solo le truppe francesi che tentarono di introdursi nella città.[47] Sebbene uno contro un esercito, il boscaiolo melfitano riuscì a tener testa al nemico e si dice che riuscì a uccidere oltre 300 francesi.[48] Il suo sforzo si rivelò comunque vano e Battista perse la vita. Gli invasori, per ritorsione, attuarono una feroce rappresaglia, ove neanche bambini e anziani furono risparmiati.[28]

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Biblioteche

La Biblioteca Comunale, situata in via Carmine, conteneva 1.000 volumi, riguardanti argomenti come storia della Chiesa, Diritto, Medicina e Letteratura. Attualmente è chiusa da quando non è più gestita dall'Università Popolare di Melfi. L'unica accessibile a tutti i cittadini è la biblioteca Gian Paolo Nitti, in via Normanni, con una patrimonio di 7051 volumi e che ha registrato tra il 2004 e il 2007 duemila presenze.[49] Da menzionare anche la Biblioteca Vescovile, collocata nel Palazzo del Vescovado, la quale conserva documenti storici come le cinquecentine. Nel 2007 venne inaugurata la mediateca-centro culturale “Nitti”, ancora inattiva poiché è necessario un progetto per organizzarne il funzionamento.

[modifica] Scuole

Entrata del Museo
  • Liceo Scientifico Federico II di Svevia, fondato nel 1865, è tra i più antichi licei della Basilicata.[50] Agli inizi comprendeva 300 alunni e venne frequentato da personalità come i professori universitari Leopoldo Di Muro e Vincenzo Tangorra, quest'ultimo deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini.[50]. Attualmente è sede delle Olimpiadi Internazionali della Multimedialità.
  • L'Istituto Professionale Statale per i Servizi Alberghieri e Ristorativi nasce nel 1973, come sede coordinata di Potenza e dal 2000 è stata riconosciuta la sua autonomia.
  • L'istituto di istruzione superiore Remo Righetti coordina l'istituto tecnico industriale statale (I.T.I.S.), e l'istituto professionale di stato per l'industria e l'artigianato (I.P.S.I.A.), compreso anche quello di Venosa.

La città è anche sede della già menzionata Università Popolare Francesco Saverio Nitti, associata alla UNIEDA (Unione Italiana Educazione Degli Adulti). Da menzionare anche altre strutture scolastiche come l'istituto tecnico statale commerciale e per geometri Guglielmo Gasparrini, il liceo artistico Mario Festa Campanile, la scuola media M. Ferrara, la scuola elementare Marottoli e la scuola media Piero Berardi.

[modifica] Musei

[modifica] Museo Archeologico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Museo Archeologico Nazionale del Melfese.
Facciata del Teatro

Il Museo Nazionale del Melfese conserva varie testimonianze archeologiche rinvenute nel comprensorio del Vulture, riguardanti le popolazioni indigene della preistoria e dei periodi dauno, sannita, romano, bizantino e normanno. Da non dimenticare la presenza nella torre, vicino all'ingresso, del cosiddetto Sarcofago di Rapolla, monumento originario dell'Asia Minore rinvenuto verso la metà del 1800 e datato II secolo d.C., con figure inserite in una struttura architettonica ai lati e con il ritratto della defunta sul coperchio. Si presume che sia il mausoleo sepolcrale della nobildonna romana Emilia Scaura, morta di parto poco dopo il secondo matrimonio.[51]

[modifica] Museo Civico

Il Museo Civico, situato nel Palazzo Donadoni, il quale ospita anche diverse mostre artistiche come fotografie, sculture e opere pittoriche.

[modifica] Media

[modifica] Radio

Radio Kolbe Melfi - stazione radiofonica comunitaria a sfondo religioso nata nel 1990, proprietà dei Frati Minori Conventuali di Napoli. Fa parte del CO.RA.L.LO. (Consorzio Radiotelevisioni Libere Locali) che accomuna più di 400 radio e una ventina di televisioni di orientamento cattolico a livello nazionale. Nel 2005, la regia della radio è stata spostata al Convento S. Antonio di Melfi, con il consenso e la disponibilità del Vescovo Mons. Gianfranco Todisco.[52]

[modifica] Internet

MelfiLive - portale telematico di Melfi, che offre notizie riguardanti svariate aree tematiche come attualità, sport, opinioni dei cittadini e annunci commerciali.

[modifica] Cinema

Melfi è stata scelta come ambientazione dei film:

[modifica] Teatro

Il Teatro Ruggero II deve il suo nome al sovrano normanno Ruggero II di Sicilia ed è situato in via Vittorio Emanuele II (un tempo denominata "Rua Grande"). I lavori di costruzione iniziarono il 1º aprile 1856,[62] sui ruderi di una casa popolare, e negli ultimi anni sono stati effettuati massicci restauri. La struttura offre varie stagioni teatrali, convegni politici e iniziative socio-culturali.

[modifica] Musica

A livello musicale è legata alla cittadina federiciana l'Associazione Musicale Città di Melfi.

[modifica] Cucina

  • Primi piatti
    • Maccuarnar - nome dialettale della Maccaronara, è il piatto per eccellenza di Melfi,[63] fatto con un tipo di pasta fresca preparata con un mattarello in metallo con lame affilate che consente di ottenere maccheroni con una tipica sezione quadrata. Si condisce con sugo di coniglio o maiale.
    • Lagane di castagne - altro piatto distintivo fatto con le lagane, varietà di tagliatelle a base di farina di grano duro con una larghezza di circa un centimetro, ottenute da una sfoglia circolare. Questo tipo di pasta viene preparato con farina di castagne, sale, uova, latte, burro, caciocavallo e pecorino grattugiato.
    • Strascinati con ricotta - un tipo di pasta realizzato con carne mista (maiale, coniglio, vitello, capretto), cipolla, pomodori, ricotta dura grattugiata, olio di oliva e sale.
    • Tagliatelle e ceci - piatto composto da ceci lessati e soffritti con aglio, pomodori, olio di oliva e sale.
    • Tagliatelle con fave secche - vengono preparate con fave secche fatte a purea, con l'aggiunta di olio di oliva, pomodori, peperoncino e sale.
  • Secondi piatti
    • Pancotto alla melfitana - viene preparato con pane, patate e rape, lessati insieme e conditi nella stessa pentola con un soffritto di olio, aglio e peperoncino.
    • Pane del pastore - piatto fatto con pane raffermo, fatto bollire con olio, alloro, origano e pomodoro con l'aggiunta di uova cotte in camicia.
    • Cucinidd - agnello cucinato con pancetta, salsiccia, pomodori, cardi e uova. Per la tradizione, viene consumato nel periodo pasquale.
    • Cicerchie con crostini di pane e cipolla - legumi lasciati in ammollo, lessati e conditi con un soffritto di cipolla, aglio, e peperoncino, il tutto accompagnato da crostini di pane duro.
  • Dolci
    • Carteddate - chiamate spesso anche Scartellate, sono dolci di farina fritti e intrisi di miele o vincotto
    • Calzoncelli - in dialetto Cauzuncidd, piccoli panzerotti fatti con sfoglia di farina di grano duro, uova, olio d'oliva (o burro) e vino bianco. Il ripieno è composto da un impasto di cioccolato, mandorle (o castagne), buccia di limone grattugiata e un pizzico di cannella.

[modifica] Personalità legate a Melfi

Roberto il Guiscardo
Francesco Saverio Nitti
Pasquale Festa Campanile

[modifica] Passato

[modifica] Presente

[modifica] Eventi

  • Corteo Storico Federiciano - nato nel 1997, è un evento che si tiene nell'ultima settimana di ottobre e rappresenta le attività più importanti svolte da Federico II a Melfi. Si celebra nei giorni di venerdì, sabato e domenica dell'ultima settimana di ottobre e si assiste al raduno dei falconieri di tutta Europa, gara di caccia con i falconi, danze e musiche medievali per le vie principali della città, il corteo dell'imperatore Federico II e dei suoi sudditi, la cerimonia di investitura di un cavaliere secondo il diritto normanno, il torneo medievale degli antichi casati di Melfi e, per concludere, degustazioni di Aglianico del Vulture e prodotti tipici di Melfi come castagne e salumi.
  • Sagra della Varola - dedicata alla castagna (varola in dialetto locale) si tiene da quasi 50 anni nel penultimo week-end di ottobre in Piazza Umberto I. Protagonista della festa è il tipico "marroncino di Melfi". Oltre alle caldarroste, viene offerto l'Aglianico ed esposti prodotti a base di castagne, come dolci e gelati. Il tutto viene allietato da spettacoli, gruppi musicali e danze.
  • Festa dello Spirito Santo - conosciuta anche come la "Pasqua di Sangue", ricorda il giorno della Pentecoste, quando ci fu l'assedio di Melfi da parte dei francesi nel marzo 1528 e il ritorno degli abitanti in città dopo il saccheggio con pellegrinaggio sul Monte Vulture, sfilata del corteo storico per le vie della città e spettacoli di sbandieratori e cavalieri in costume.
  • Notte del Brigante - ideata e realizzata dalla Associazione culturale “MEDITERRANEA 2000” rappresenta una occasione di confronto culturale per riesaminare le vicende drammatiche degli anni che seguirono l'Unità d'Italia, quando la repressione piemontese produsse nelle regioni meridionali condizioni di estrema povertà. L'evento pone i riflettori sul brigantaggio, visto come una forma d'insurrezione contro le misere condizioni di sfruttamento e sopraffazione che subirono i contadini in quegli anni.
  • Rally del Vulture - gara automobilistica che parte da Melfi e coinvolge altri comuni come Atella, Bella, Rapone, Rionero, Ruvo del Monte, San Fele e città di altre regioni come Lacedonia (Avellino) e Rocchetta Sant'Antonio (Foggia).
  • Festa delle Pannedduzze - celebrata l'8 dicembre, consiste nella distribuzione del tipico pane azzimo di origine albanese. Tutto ciò risale al momento dopo l'eccidio francese del 1528, quando la cittadina venne ripopolata da vari individui, tra cui una colonia di albanesi venuta a Melfi per un editto dell'imperatore Carlo V. La colonia introdusse questi piccoli pani azzimi, distribuiti durante la messa.

[modifica] Economia

[modifica] Agricoltura

Le colture principali riguardano vigneti, oliveti ed estesi boschi di castagni alle falde del vulcano spento Monte Vulture. Dai vigneti deriva l'apprezzato Aglianico del Vulture DOC, uno dei più grandi vini rossi d'Italia.[69] La zona di produzione di questo vitigno comprende, oltre Melfi, i comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Atella, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania. Importante anche la coltivazione dell'olivo, ove viene prodotto l'olio di oliva del "Vulture", che recentemente ha ricevuto il marchio DOP.

Anche questo prodotto non si limita alla sola zona di Melfi, ma si estende ad altri comuni del Vulture come Barile, Rionero, Rapolla, Atella e Ripacandida. Tuttavia, il prodotto che Melfi vanta maggiormente è il "marroncino",[70] un tipo di castagna precoce a forma tondeggiante per lo più simmetrica, dalla buccia di color marrone lucido con evidenti striature e dalla polpa croccante. Il marroncino è parte integrante della tradizione culinaria melfitana, facendo da base a varie ricette dolci e salate, ed è molto ricercato dalle industrie della preparazione del marron glacé.[70]

[modifica] Industria

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stabilimento Fiat di Melfi.
Il complesso industriale SATA

Il settore secondario, carente fino agli inizi degli anni novanta, ha subìto un certo impulso nella frazione San Nicola, che ha reso Melfi uno dei centri industriali più rilevanti della regione. Qui è stata realizzata la SATA, un grande polo industriale, dove tra installazioni medio piccole è stata costruita tra il 1991 e il 1993 una delle più importanti fabbriche di auto FIAT.

Lo stabilimento ha contribuito alla ripresa produttiva della FIAT a metà degli anni novanta e alla crescita delle sue quote di mercato in Europa.[70] L'area industriale si è focalizzata sulla fabbricazione della Grande Punto (compreso il recente modello Evo), della Grande Punto Abarth e della Lancia Y (prima serie). Al 2010, la FIAT di Melfi ha raggiunto il traguardo dei cinque milioni di vetture prodotte.[7]

Altro importante impianto produttivo è quello della Barilla, sorto nel 1994, dotato di una superficie di oltre 51.000 m² e con 350 unità lavorative, il cui investimento ammontò a 156 miliardi di lire.[71] Lo stabilimento realizza i tre prodotti alimentari della linea Mulino Bianco: fette biscottate, biscotti e merendine. Melfi ospita anche la sede dell'azienda di acque minerali Gaudianello, originariamente fondata a Rionero in Vulture, ove però viene effettuata l'estrazione (assieme alla frazione Monticchio). La Gaudianello è tra le prime 10 aziende nazionali del settore e al 4º posto in Italia nel comparto delle acque effervescenti naturali.[72] Da segnalare inoltre l'impianto Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, che impiega circa 200 persone.

[modifica] Turismo

Reperti del museo

Il turismo a Melfi rappresenta una discreta fonte di reddito e, negli ultimi anni, ha registrato un certo incremento, ma ancora stenta a raggiungere livelli soddisfacenti a causa di soggiorni piuttosto brevi da parte dei visitatori, portando solo alcuni vantaggi alle strutture alberghiere.[73]

La città, tra il 1998 e il 2001, ha registrato un aumento di presenze per quanto riguarda il turismo museale, con una percentuale del 30% in più rispetto agli anni precedenti e il museo nazionale (con un'affluenza di 25000 persone in un anno) è stato il terzo più visitato in Basilicata, dopo quello di Metaponto e Venosa.[74]

[modifica] Infrastrutture e trasporti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Strade statali e provinciali della Basilicata.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione di Melfi.

La città di Melfi ha una propria stazione ferroviaria, facente parte della linea Foggia-Potenza. Il comune ha anche una rete di trasporto urbano suddivisa in sei linee, di cui alcune portano alle zone limitrofe (Rapolla e Foggiano, frazione di Melfi) e all'Istituto Alberghiero. Le principali direttrici stradali che interessano Melfi sono:

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Livio Valvano (centrosinistra) dal 31 maggio 2011

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Frazioni

Fanno parte del comune di Melfi le frazioni di: Capannola, Foggianello, Foggiano, Leonessa, Masseria Casella, Masseria Catapane, Masseria Menolecchia, Parasacco, San Giorgio di Melfi, San Nicola

[modifica] Sport

Lo Stadio

La prima squadra di calcio della città è l' A.S. Melfi, società fondata il 1º agosto 1929.[76] Nel 1941 debutta nel Campionato Regionale Lucano di 2ª Divisione a 6 squadre e, dopo la seconda guerra mondiale,riprende l'attività durante la stagione 1949/50. Attualmente milita nel campionato di Lega Pro Seconda Divisione ed è presieduta da Giuseppe Maglione. La seconda squadra di calcio è l' A.S.D. Sport Melfi 1983 che milita nel girone A di Seconda Categoria. Per quanto riguarda il basket da segnalare è la società Invicta & Olimpia Melfi, che milita nel campionato di Serie B. Bisogna inoltre ricordare per il volley il traguardo raggiunto dalla compagine femminile, che negli anni novanta, con il nome di Audax Roselli raggiunse la Serie A2, la seconda categoria più importante del campionato italiano di pallavolo femminile.[77]

Melfi è stata due volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

[modifica] Impianti sportivi

  • Stadio Arturo Valerio - Situato in "contrada Abbruzzese" e inaugurato nel 1982, ha una capienza di 4.500 posti.[80] L'impianto presenta, inoltre, una pista d'atletica, il salto in lungo, il salto in alto, il lancio del peso e il lancio del giavellotto.
  • Palasport - si trova in via Foggia, è un centro di numerose attività sportive, tra cui pallacanestro, pallavolo e danza.
  • Piscina comunale Pegaso s.c.a.r.l. - in contrada Abruzzese.
  • Campo da Tennis comunale - in "contrada Abruzzese".

[modifica] Galleria fotografica

Per ulteriori immagini di Melfi, visita la Galleria d'immagini su Commons Nuvola apps digikam.png

[modifica] Note

  1. ^ a b Bilancio demografico Istat 2011. URL consultato il 10-12-2011.
  2. ^ Dati Istat 2001. URL consultato il 19-11-2008.
  3. ^ Dati del ministero dell'ambiente. URL consultato il 19 novembre 2008.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, pp. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ a b Melfi su www.basilicata.cc. URL consultato il 28 ottobre 2008.
  6. ^ Fiat: Montezemolo: "Melfi miglior stabilimento che abbiamo". URL consultato il 17 dicembre 2008.
  7. ^ a b Fiat: cinque milioni di auto prodotte nello stabilimento SATA di Melfi. URL consultato il 29 luglio 2010.
  8. ^ Storia delle proposte per l'istituzione della terza provincia lucana. URL consultato il 28 dicembre 2008.
  9. ^ a b Melfi su www.comuni-italiani.it. URL consultato il 15 ottobre 2008.
  10. ^ Classificazione sismica dei comuni lucani. URL consultato il 22 novembre 2008.
  11. ^ Tabella climatica di Melfi. URL consultato il 13 settembre 2008.
  12. ^ Classificazioni climatiche dei comuni della Basilicata. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  13. ^ a b c d Giacinto de' Sivo, 1864 , op. cit., p. 257.
  14. ^ Enrico Pani Rossi, 1866 , op. cit., p. 118.
  15. ^ Gennaro Araneo, 1866 , op. cit., p. 11.
  16. ^ Vincenzo D'Avino, 1848 , op. cit., p. 326.
  17. ^ Origini e storia di Amalfi. URL consultato il 24 luglio 2010.
  18. ^ Università degli studi di Bari, 1993, op. cit., p. 317.
  19. ^ Aurelio Musi, 2003 , op. cit., p. 55.
  20. ^ Enrico Artifoni, 1998 , op. cit., p. 336.
  21. ^ AA. VV., 2004 , op. cit., p. 77.
  22. ^ AA. VV., 2006 , op. cit., p. 16.
  23. ^ a b Luciano Boschini, 2000 , op. cit., p. 116.
  24. ^ Monticchio sul sito del comune di Rionero in Vulture. URL consultato il 13 settembre 2008.
  25. ^ Monticchio su www.basilicata.cc. URL consultato il 11 settembre 2008.
  26. ^ Franco Cardini, 2006 , op. cit., p. 287.
  27. ^ Jean-Charles Léonard, 1832 , op. cit., p. 288.
  28. ^ a b c Tommaso Pedio, 1994 , op. cit., p. 84.
  29. ^ Manifestazioni ed Eventi di Melfi, dal sito della pro loco della città. URL consultato il 27 aprile 2010.
  30. ^ Carmine Crocco, 2008 , op. cit., p. 35.
  31. ^ Il brigante Michele Schirò su www.brigantaggio.net. URL consultato il 11 settembre 2008.
  32. ^ Il brigante Schiavone su www.brigantaggio.net. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  33. ^ Il terremoto del 23 luglio 1930 nel centro storico di Melfi (PZ): Analisi delle cause del danno differenziale. URL consultato il 24 settembre 2008.
  34. ^ a b Blasonatura stemma e gonfalone del comune di Melfi. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  35. ^ APT Basilicata: Cattedrale di Melfi. URL consultato il 18 maggio 2010.
  36. ^ a b Nozioni sulle chiese rupestri di Melfi dal sito istituzionale del comune. URL consultato il 18 novembre 2008.
  37. ^ Pitture rupestri della Chiesa di S. Margherita a Melfi, a cura di Pia Vivarelli. URL consultato il 27 aprile 2010.
  38. ^ Città di Melfi: Chiesa della Madonna delle Spinelle. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  39. ^ Raffaele Licinio, 1994 , op. cit., p. 139.
  40. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno: I castelli di Federico II. URL consultato il 23 gennaio 2009.
  41. ^ Storia di Melfi tratta dal sito del comune. URL consultato il 28 ottobre 2008.
  42. ^ Melfi: Mura e Porte. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  43. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 12 dicembre 2011.
  44. ^ a b c d Melfi, breve analisi strutturale del dialetto. URL consultato il 13 settembre 2008.
  45. ^ Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa su www.catholic-hierarchy.org. URL consultato il 10 novembre 2008.
  46. ^ Diocesi di Venosa su www.catholic-hierarchy.org. URL consultato il 10 novembre 2008.
  47. ^ Tommaso Pedio, 1994 , op. cit., p. 82.
  48. ^ Storia di Ronca Battista. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  49. ^ Le biblioteche nella cittadina federiciana, www.melfilive.it. URL consultato il 6 novembre 2008.
  50. ^ a b Storia del liceo scientifico di Melfi dal sito dell'Istituto. URL consultato il 27 ottobre 2008.
  51. ^ Il castello e il museo di Melfi dal sito istituzionale della città. URL consultato il 28 aprile 2010.
  52. ^ Radio Kolbe: storia e finalità della radio. URL consultato il 28 aprile 2010.
  53. ^ Scheda film su "Il Brigante di Tacca del Lupo". URL consultato il 27 aprile 2010.
  54. ^ In alcune scene dell'opera sono osservabili il castello di Melfi e la Porta Venosina.
  55. ^ Intervista a Gabriele Salvadores sul film "Io non ho paura". URL consultato il 27 aprile 2010.
  56. ^ "Sexum superando-Isabella Morra" di Marta Bifano, Isabella Morra sullo schermo di Venezia. URL consultato il 27 aprile 2010.
  57. ^ Il Mio Paese. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  58. ^ Vultour - Le Tracce del Sacro Territorio e Identità. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  59. ^ Hai Paura del Buio. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  60. ^ Un Giorno della Vita. URL consultato il 14 gennaio 2011.
  61. ^ Su Rai Uno la storia di Carmine Crocco. URL consultato il 12 gennaio 2012.
  62. ^ Il teatro Ruggero II su www.melfilive.it. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  63. ^ Il Blog di Comuni-Italiani.it, i piatti tipici di Melfi. URL consultato il 12 settembre 2008.
  64. ^ a b c d Melfi: la storia. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  65. ^ Luigi Mezzadri, Maurizio Tagliaferri, Elio Guerriero, Le diocesi d'Italia, Volume 3, San Paolo, 2008, p.705
  66. ^ a b c Città di Melfi: personaggi illustri. URL consultato il 6 febbraio 2009.
  67. ^ Tommaso Pedio, 1982, op. cit., p. 57.
  68. ^ Città di Melfi: personaggi illustri. URL consultato il 6 febbraio 2009.
  69. ^ Gambero Rosso, 2004 , op. cit., p. 167.
  70. ^ a b c Corrado Barberis, 2004 , op. cit., p. 152.
  71. ^ Corriere della sera: la Barilla apre un impianto a Melfi (29 ottobre 1994). URL consultato il 27 ottobre 2008.
  72. ^ Monticchio Gaudianello punta a essere protagonista sul mercato nazionale e internazionale. URL consultato il 11 settembre 2008.
  73. ^ Andamento locazioni Turistiche Regione Basilicata, a cura della F.I.A.I.P.. URL consultato il 13 dicembre 2008.
  74. ^ Touring Club Italiano, 2002 , op. cit., p. 106.
  75. ^ Melfi: Gemellaggio Istituto Gasparrini Istituto Boccardi di Termoli. URL consultato il 6 gennaio 2010.
  76. ^ Storia dell'A.S. Melfi. URL consultato il 6 dicembre 2008.
  77. ^ Archivio della Gazzetta dello Sport. URL consultato il 4 novembre 2008.
  78. ^ 75ª edizione Giro d'Italia su www.museociclismo.it. URL consultato il 4 novembre 2008.
  79. ^ 77ª edizione Giro d'Italia su www.museociclismo.it. URL consultato il 4 novembre 2008.
  80. ^ Stadio "Arturo Valerio", dal sito dell'A.S. Melfi. URL consultato il 28 aprile 2010.

[modifica] Bibliografia

  • Enrico Pani Rossi, La Basilicata, libri tre: studi politici, amministrativi e di economia pubblica, Firenze, Coi Tipi di G. Civelli, 1868.
  • Gennaro Araneo, Notizie storiche della città di Melfi nell'antico reame di Napoli, Firenze, 1866.
  • Vincenzo D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nullius) del regno delle due Sicilie, Rannucci, 1848.
  • Università degli studi di Bari, Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo, Edizioni Dedalo, 1993. ISBN 8822041445
  • Alfredo Borghini, Itinerari di Federico II nella provincia di Potenza, Alfagrafica Volonnino, 2000.
  • Antonio Canino, Basilicata Calabria, Touring Editore, 1980. ISBN 8836500218
  • Giacinto de' Sivo, Storia delle Due Sicilie, dal 1847 al 1861, Oxford University Press, 1864.
  • Luciano Boschini, Castelli d'Europa, Hoepli, 2000. ISBN 88-203-2819-4
  • Enrico Artifoni, Storia medievale, Donzelli Editore, 1998. ISBN 8879894064
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