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Dialetti calabresi

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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine lingua se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

Dialetti calabresi (Parràti calabbrìsi)
Creato da {{{creatore}}}
Contesto {{{contesto}}}
Parlato in Italia e comunità di emigranti
Regioni Calabria
Periodo {{{periodo}}}
Persone ~2 milioni in Calabria
Classifica Non nei primi 100
Scrittura {{{scrittura}}}
Tipo subregionale
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Siciliano e Napoletano
    Dialetti calabresi
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni -
Regolato da non ufficialmente dall'Accademia del dialetto calabrese
Codici di classificazione
ISO 639-1 -
ISO 639-2 -
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
ISO 639-5 {{{iso5}}}
SIL {{{sil}}}  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
In dialetto vibonese:
"Tutti i cristìani nescinu libbèri e â stessa manera i l'atri pe dignità e diritti. Iji hannu tutti u ciriveju loru pemmu raggiùnanu e hannu a campàri unu cu l'atru comu frati figgji dâ stessa matri."
In dialetto reggino:
"Tutti i cristiàni nàsciunu libberi e ntâ stessa manèra ill'authri pi dignità e diritti. Iddhi ndànnu ognunu u so ciriveddhu mi 'rraggiùnunu e 'ndannu mi càmpunu unu cull'authru comu mi sùnnu fràti râ stessa matri."
Nella variante della Locride:
"Tutti i perzùni nèsciunu lìbberi e ntâ stessa manèra dill'atti pe dignità e diritti. Iji ndannu ognunu u ciaravèju loru pemmu reggiùnanu e ndannu u càmpanu unu cull'attu comu frati figgji dâ stessa matri."
In dialetto cosentino:
"Tutti i ggìenti nascianu libberi e 'gguali all'àtri ppì ddignità e diritti. Ognunu tena cirbìeddru, raggiune e cuscìenza, e s'ha de cumbortà cull'atri cumu si li fòssaru frati."
In dialetto catanzarese:
"Tutti l'omini nescianu libberi e sunnu i stessi pe' dignità e diritti; Ognunu ava u cerveddhu soi e a raggiuna e a cuscenza sua, e ava ma si cumporta cull'atri propriu comu si fhussèranu i frati soi."
In dialetto crotonese:
" Tutt i Cristian nescin' libbiri i da stessa manera i l'at' pi dignità e diritt.Loru tenin u cerveddr du suj pi raggiunar e han campar un cu l'at comu frat e figghji da stessa matri
Nella variante alto-jonica:

"Tutti l'uamini nascianu libberi e su i stessi pe' dignità e diritti; Ognunu tena u cerivìaddru sue e a raggiune sua e a cuscìanza sua, e s'ha de comportare cull'atri propriu cùamu si fòranu frati sui."
Traslitterazione
{{{traslitterazione}}}

Diffusione e distribuzione linguistica del Calabrese.
Lingue e dialetti parlati in Italia
Diffusione del Greco di Calabria
« A voi fieri calabresi
che accoglieste ospitali me straniero
nelle ricerche e indagini
infaticabilmente cooperando
alla raccolta di questi materiali
dedico questo libro che chiude nelle pagine
il tesoro di vita
del vostro nobile linguaggio »

I dialetti calabresi sono di tipo meridionale estremo (i parràti calabbrìsi definiti anche tricalabro o siciliano da Ethnolongue) nella parte centro-meridionale della Calabria e di tipo napoletano ('e parràte calabbrìse) nella parte settentrionale. Tale divisione linguistica corrisponde molto approssimativamente alla storica divisione amministrativa delle "Calabrie": Calabria Citeriore (o Calabria latina) e Calabria Ulteriore (o Calabria greca).

I dialetti calabresi sono fra i dialetti italiani che più di altri hanno attirato l'attenzione degli studiosi per le proprie peculiarità e le radici in tempi antichi. L'evidente diversità linguistica nell'ambito della stessa regione, il rapporto tra impronta greca (grecanica) e storia della Calabria, la più o meno precoce latinizzazione ed i "relitti" lessicali di altre lingue, la forte presenza della minoranza Arbëreshë (greco-albanese), sono oggi argomento di studio e discussione di glottologi e linguisti. Chi voglia infatti paragonare i dialetti italiani della Calabria meridionale con quelli parlati nella Calabria del nord, non può non notare il forte contrasto esistente. Un esempio è la forma del tempo perfetto indicativo (che include passato remoto e passato prossimo italiani), che ha due forme nelle due diverse zone: nel Nord-Calabria è un tempo composto, simile al passato prossimo italiano; nel Sud-Calabria invece, è un tempo semplice che ricorda il passato remoto italiano, da cui il grande errore di chiamare "passato remoto" questo tempo anche in calabrese (in realtà equivale esattamente al perfetto latino, dal quale deriva). Infatti, anche un'azione non remota è espressa col tempo perfetto:

  • Mangia(v)i, mo vaju u fatigu = Ho mangiato, adesso vado a lavorare.
  • Mangiavi, mo vaju ma faticu (in dialetto catanzarese )
  • Mangìai, ora vaju e llavuru (nella città di Reggio Calabria )

Indice

[modifica] Le origini

I dialetti calabresi sono idiomi ricchi di influenze linguistiche, dovute alle colonizzazioni, le dominazioni e le incursioni di differenti popoli, tra cui arabi, greci e romani. Proprio per questo principalmente sono composti dalle lingue classiche: il greco e il latino.

[modifica] Latino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce lingua latina.

Il latino rappresenta il substrato fondamentale; infatti è strutturato in maniera e in misura diversa nella Calabria. Lo stesso Gerhard Rohlfs, nel parlare della presenza della lingua latina nel dialetto di Calabria, ammette che «il fondo principale del lessico calabrese è il latino», precisando però che i termini più antichi compaiono per lo più nella Calabria settentrionale, a causa del fatto che nella Calabria meridionale la latinizzazione avvenne in tempi più recenti. Ciò è possibile verificarlo confrontando alcuni termini riportati dal Gerhard Rohlfs.

Calabrese meridionale Calabrese settentrionale Italiano
rumàni / domàni / domana crai domani
asciatàntu / frammènti/'ntramenti interimme frattanto
avantèri nustierzu ieri l'altro
Sbadigghiari (in Reggino) / farnijàri / casmiari alare sbadigliare
capìzza / capu capistru cavezza

Si potrebbe continuare con una serie praticamente infinita di esempi con vocaboli che si riferiscono non soltanto alle parole di uso comune, ma anche a piante, animali, strumenti da lavoro ecc. Tuttavia ciò servirebbe soltanto a confermare la differente parlata tra i due estremi calabresi; insomma, il substrato latino nelle due Calabrie è diverso nella misura in cui nella parte a sud del Tiriolo esso è penetrato più tardi e cioè in fase neolatina o italiana.

[modifica] Greco

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lingua greca, koinè e Greco di Calabria.

Il greco è l'altro elemento fortemente caratterizzante i dialetti calabresi, è straordinariamente rappresentato dalla lingua parlata nella parte meridionale, in particolar modo nella provincia di Reggio Calabria. Per lungo tempo in gran parte della zona il Grecanico era la lingua più parlata, oggi solo in alcuni centri quali Bova, Roghudi, pochi altri paesi della zona dell'Amendolea e alcuni quartieri di Reggio vi sono anziani che parlano questa lingua calabro-greca.

La persistenza del grecanico nella Calabria meridionale, ovvero la sua tarda latinizzazione, ha avuto in Gerhard Rohlfs il suo più convinto assertore. Lo studioso tedesco, ha percorso per quasi cinquant'anni la regione cercando sul posto il riscontro dei suoi studi: l'esistenza di due Calabrie, di etnia e lingua diverse. Che la lingua greca sia abbondantemente rappresentata nel dialetto della Calabria meridionale non vi sono dubbi. I riscontri sono infatti moltissimi: le opposizioni di voci per indicare uno stesso oggetto o animale o pianta sono evidenti nelle due Calabrie; la costruzione verbale ha un'impronta greca precisa nel dialetto calabro-meridionale; in molti toponimi e cognomi tale impronta è agevolmente rintracciabile.

Ecco dunque, in una prima tabella di confronto, greco e latino in alcuni nomi di animali:

Calabrese meridionale Calabrese settentrionale Italiano
agrofàcu/gianneja ranùnchiulu ranocchio
zinnapòtamu lìtria / ìtria lontra
'bampurìddha / lampurìdda / vampurìddha culilùcida lucciola

Confrontando i termini, la loro diversità appare abbastanza evidente e certamente nasce dal differente substrato linguistico da cui essi si originano. Nella Calabria meridionale il ricordo del greco è così chiaro da non richiedere ulteriori approfondimenti. In effetti è facile riconoscere nell'identificativo alcuni animali, piante e oggetti la derivazione greca:

Calabrese meridionale Greco Italiano
'zinnapòtamu kynopotamus lontra
batràci / agrofàcu / gianneja botrakòs ranocchio
'bampurìddha / lampurìdda / vampurìddha lampurida lucciola
sìrtu / sìrti sýrtes tirabrace
'nnàca nàke culla
jilòna chelòne testuggine
'geramìda keràmidion tegola
timogna themoonia cumulo di grano
'zìmbaru / crapun xìmaros caprone
purtuàllu portokàlos arancia
ciràsa / 'geràsa keràsa ciliegie

i cires

scìfa /scifu skyphos coppa
cantàru kantharos tazza
rubbcher tapto seppellire[1][2][3][4]

L'elemento greco nel lessico calabrese meridionale non si esaurisce semplicemente nell'uso di vocaboli così evidentemente derivati dalla lingua greca, poiché anche il modo di esprimersi tradisce questo substrato.

Ecco ad esempio dei modi di esprimersi nella Calabria meridionale:

Italiano Calabrese meridionale
voglio mangiare voggju u (i) mangiu vogghiu mangiari (in Reggino)
voglio dormire voggju u (mi) dormu vogghiu dormìri

Dopo i verbi che esprimono una volontà o una azione, nel dialetto della Calabria meridionale non si usa l'infinito che viene sostituito tramite una congiunzione. Tale modo di dire è presente, sic et simpliciter, nella popolazione grecanica di Bova (Thèlo na ciumithò). Quindi ecco ad esempio che l'infinito torna ad essere normalmente usato con il verbo potere:

Italiano Calabrese meridionale
posso mangiare pòzzu mangiàri
posso dormire pòzzu durmìri

Nella Calabria settentrionale ci si esprime normalmente sempre con l'uso "italiano" dell'infinito, anche con i verbi che esprimono volontà. Anche in queste costruzioni verbali (es. nel periodo ipotetico) il modo di esprimersi è identico al greco.

Ecco alcuni esempi di cognomi calabresi d'origine greca:

Cognome italiano Termine greco Traduzione
Calogero kalogheros monaco
Crea kreas carne
Crupi kouroupes tosato
Scordo skordon aglio
Delfino delphys delfino

Ecco invece esempi toponimi calabresi d'origine greca:

Luogo Termine greco Traduzione Localizzazione
Calimera kalimera buongiorno frazione del comune di San Calogero (VV)
Calopinace kalòs pinakès Bella Vista corso d'acqua che attraversa la città di Reggio Calabria
Cannavò kannavò grigio quartiere di Reggio Calabria
Cantorato kontaratos armato di asta nome di diverse contrade
Cataforìo katachòrio villaggio quartiere di Reggio Calabria
Dasà dàsos zona boscosa, zona alberata paese della provincia di Vibo Valentia
Gallina, Lutrà, Pirgo Killini, Loutrà, Pirgos località omonime in Grecia rioni di uno stesso quartiere di Reggio Calabria
Leppora lepuron corteccia contrada nella zona di Serra San Bruno
Mosòrrofa Meso-chora paese di mezzo quartiere di Reggio Calabria
Ortì orthi diritto quartiere di Reggio Calabria
Parghelia pareghialia riva di mare comune in provincia di Vibo
Podàrgoni ai piedi del monte quartiere di Reggio Calabria
Salìce salikion sala (piccolo avamposto di avvistamento) quartiere di Reggio Calabria

[modifica] Arabo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci lingua araba e Lingua siculo-araba.

Le incursioni saracene sulle coste calabresi verso la fine del primo millennio e gli scambi commerciali dell'epoca hanno lasciato traccia nei dialetti calabresi. I Saraceni non esercitarono mai un dominio nell'attuale Calabria, limitandosi a delle frequenti incursioni sulle coste tra X secolo e XI secolo. Essendo padroni incontrastati della Sicilia, gli Arabi sfruttarono la loro posizione privilegiata per sottoporre le città costiere della Calabria a tributi e comunque intrattenendo rapporti commerciali e di scambio. Tutto questo comportò un'acquisizione, se pur minima, di taluni "arabismi" nei dialetti calabresi, la cui presenza è ancora oggi dimostrabile. Ecco degli esempi:

Calabrese Arabo Italiano
tùminu / tuminàta tumn tomolo (misura terriera)
zìrra / zìrru zir recipiente per l'olio
'guajera/ guallera adara ernia
limbìccu / muccu al-ambiq moccio
caruba harrub carruba (frutto del carrubo)
sciàbaca / sciabachèju sabaka rete da pesca
zaccànu sakan recinto per le bestie
Cafiso / Cafisu Qafiz misura di volume per l'olio

Si ritenne che un piccolo numero di cognomi pure fosse formato a partire da radici a temi arabi:

Cognome calabrese Termine arabo Traduzione
Modafferi muzzafar vittorioso
Bosurgi buzurg grande
Naimo na'im delicato
Nesci nasi (pronuncia nasci) giovane
Tafuri / Tafuro taifuri fabbricante di stoviglie

Ma più recenti ed autorevoli giudizi hanno messo in serio dubbio o rinnegato l'ipotesi, quindi il latinista Giuseppe Pensabene nel suo Cognomi e toponimi in Calabria, non riporta le voci Naim e Tafuri, esprimendo anche forti perplessità su Nesci e chiarendo che i cognomi Modafferi e Bosurgi hanno senz'altro derivazione latina:

Cognome calabrese Costruzione latina Traduzione Significato
Modafferi modus + fero portatore di equilibrio, di misura uomo equilibrato
Bosurgi boves + urgeo spingo i buoi conduttore di grosso bestiame

[modifica] Francese

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce lingua francese.
Mappa delle lingue in Italia, popolarmente chiamate anche dialetti. Le due principali varianti calabresi sono definite come meridionali e meridionali estremi rispetto agli altri della penisola e isole d'Italia

Un'altra lingua rappresentata nei vernacoli calabresi, verosimilmente penetrata con i normanni e gli angioini, è il francese, affermatosi soprattutto nella città di Catanzaro. Come già accennato, la Calabria fu sotto la dominazione normanna dal 1060 fino a quasi tutto il XII secolo ed è chiaro che le parole del lessico calabrese di derivazione francofona siano penetrate in tale periodo. Ecco alcuni francesismi nei dialetti di Calabria:

Calabrese Francese Italiano
gattugghjare / grattaghjari / catugghiari (in Reggino) /cutulijàri chatouiller solleticare
accia ache sedano
arrocculàri / rocculari / rutulari (in Reggino) reculer rotolare
perciàri percer bucare, perforare
buccirìa / vuccerìa boucherie macelleria
accattàri / 'cattàri acheter comprare
sciarabàllu char à bancs veicolo sbatacchiato
sparadràppu / spilandràppa / spilandrappu (in Reggino) sparadrap cerotto
sùrici souris topo
racìna / rocìna raisin uva
buàtta boîte lattina
mustàzzi moustache baffi
ndùja andouille ndùja (salume tipico)
servietti / surbietti (in Reggino) serviettes tovaglioli
muccaturu mouchoir fazzoletto
ammasùnari a la maison riportare a casa/ nella stalla/mettere a letto

Il francese comunque è una lingua neolatina e tra il 1266 e il 1442 la casa d'Angiò teneva sotto la sua corona il Regno di Napoli. I cognomi con desinenza finale in -eri e -ieri sono di origine Normanna.

Altre lingue, come lo Spagnolo o il Tedesco, hanno lasciato tracce trascurabili e tutt'oggi di difficile interpretazione.

[modifica] Esempi di calabrese: Padre Nostro

Vibonese
(traduzione originale F. Costanzo)
Catanzarese
(Adattata da: Anonimo)
Cosentino
(Adattata da: Anonimo)
Reggino
(Adattata da: Anonimo)
Crotonese
(Adattata da: Anonimo)
Patri nostru, chi si nt'o celu, Patra nostru, ca si' nt'o celu, Patre nùastru, ca si' ntru cielu, Patri nostru, chi ssi ntô celu, Patrë nostë, chi ssi 'ntu cielu,
pemm'è santificatu u nomi Toi, sia santifhicat'u numa toi, sia santificatu u nume tua, mi esti santificatu u tò nomu, sia santificatu u numë tuju,
u veni u regnu Toi, vegna u regnu toi, venissa u règnu tua, mi veni u Tò regnu, vinna u regnu tuju,
e pemm'è fatta a volontà Tua, ma si facia a volontà tua, si facissa a vuluntà tua, e mi si faci 'a Tò volontà, ca si facissa a vuluntà tuja,
comu nt'o celu, cusì subb'a terra. comu nt'o celu, cussì 'ntà terra, cumu aru cielu d'accussì sup'a terra. comu ntô celu, u stessu 'ntà terra. comë 'n celu, d'accussi n'terra.
Dandi oj u pani nostru d'ogni jornu, Danni oja u pana nostru quotidianu, Dùnani oji u pane nùastru i ogni juarnu, Randi oggi 'u nostru pani cotidianu, Dunanë oje 'u panë quotidianu,
e càcciandi i debbita nostri, e cacciani i nostri debbiti, e cacciani i nuastri debbiti, e càcciandi i nostri debbiti, e riminta oji i nostë debbëtë,
comu nui nc'i cacciamu e debbituri nostri, comu nui i cacciamu ali debbitùri nostri, cumu nua ii cacciamu ari nùastri dibbitùri, comu nui nc'î cacciamu ê nostri debbituri, comë nuji ci rimintimu ari debbëturë nostë,
e no' ndi portari nt'a tentazzioni, e no' nni lassara cadira ntà tentaziona, e 'un ni lassa' jire ntra tentazione, e nnon 'ndi purtari â tentazzioni, e u n'abbannunarë 'nti tentazioni,
ma libbaràndi d'u mali. ma libberanni d'u mala. ma lìbberani d'u male. ma libberàndi rû mali. ma guardanë d'u malë.
Amen. Amen. Amen. Amen. Amèn. E cosi sia.


Calabrese settentrionale (Alto Ionio Cosentino)
(variante dialettale della provincia di Cosenza, ma molto discostata dal dialetto del capoluogo)


Pitri nuostë, chi ssì 'ntu cieghë,
da jessë sintificàtë 'u nomë tujë.
Da venì 'u regnë tujë,
da jessë fattë 'a vilentata tujë.
Comë 'ntu cieghë, chissì 'nta terrë,
mi si ja dà a nuojë goj ë'u pan i tutt'i jurnë.
E mintë tavòtë a nuojë i diebbitë nuostë
comë nuojë i mintiemë tavòtë agli debitori nuostë.
E no mmi si portà a tentazionë,
ma mi si ja liberà d'u malë.
Amèn.

[modifica] Note fonetiche

I suoni prepalatali cj, ccj e ggj (cjanu = piano, ccjù = più, oggju = olio) talvolta trascritti: chj, cchj e gghj, presenti in tutta la regione ma soprattutto nella parte meridionale, sono simili se non uguali alla pronuncia corso-gallurese (chjave, ghjente), friulana (cjan, gjat) e ungherese (Győr) e non sono da confondere con la pronuncia più vicina all'italiano del salentino o del siciliano: cch e ggh.

[modifica] Note

  1. ^ .Etimologia Greco-Latina di Vocaboli Dialettali
  2. ^ Riti funerari Arabi
  3. ^ Riti funerari Arabi
  4. ^ Riti funerari Arabi

[modifica] Bibliografia essenziale

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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