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Assolutismo monarchico

modify Updated 19-04-2012, 22:36
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(FR) (IT)
« Lo Stato sono io! »
(attribuito a Luigi XIV di Francia, ma probabilmente apocrifo)

L'assolutismo monarchico è una teoria politica che sostiene che una persona (generalmente un monarca) debba detenere tutto il potere. Questo è giustificato dal concetto di "Diritto divino dei re", che implica che l'autorità di un governante derivi direttamente da Dio. Eminenti teorici associati all'assolutismo comprendono Jacques-Bénigne Bossuet, Niccolò Machiavelli, Thomas Hobbes e Jean Bodin.[senza fonte]

Tradizionalmente l'origine del concetto di sovrano assoluto si individua negli scritti di Jean Bodin. Egli sosteneva l'unità, indivisibilità e perpetuità della sovranità. Hobbes, nella sua filosofia della legge naturale, riteneva che i governanti assoluti emergessero in accordo con gli istinti fondamentali degli uomini, in particolare la loro paura della morte e il loro bisogno di potere. Nella sua visione, non poteva esserci ordine sociale senza la cessione del potere a un singolo individuo che lo avrebbe usato per limitare le tendenze violente e anti-sociali del popolo. Hobbes insisteva anche sull'irreversibilità del potere assoluto comunque acquisito, per vie pacifiche o violente, legali o illegali.

Per coloro che credevano che il monarca assoluto fosse stato scelto da Dio, la ribellione contro il monarca era equivalente alla ribellione nei confronti di Dio. Quindi, il governo era considerato assoluto, in quanto non poteva essere sfidato. Il termine "assoluto" deriva dal latino ab solutus, ovvero sciolto da ogni costrizione esterna; quindi il sovrano assoluto è colui che può esercitare liberamente il proprio potere.

Indice

[modifica] Le radici dell'assolutismo monarchico

Nel XVII secolo l'assolutismo monarchico si affermò in Francia e in altri Paesi dell'Europa continentale, come la Prussia e la Russia degli zar. Nell'Europa dell'inizio dell'età moderna era la forma di governo più diffusa, nella sua incarnazione di Stato dei ceti dove il potere del principe era affiancato da una corte, ufficiali, parlamenti, Diete, nei quali erano presenti le classi privilegiate come il clero, la nobiltà, ecc. Spesso il potere di questi apparati si riduceva ad essere puramente consultivo. Non avevano seria influenza nelle decisioni, solamente cercavano di difendere i propri privilegi. Tra il 400 e 500, i monarchi ridimensionarono i poteri di tali ceti, nonostante questi tendessero ad allargare la propria presenza. La necessità di mantenere eserciti permanenti e di imporre tributi senza interpellare i sudditi, facilitò il rafforzamento dei monarchi di fronte alla nobiltà e alla borghesia, mentre le guerre contribuirono allo sviluppo del sentimento nazionale e nella figura del sovrano sembrò incarnarsi l'intera nazione. In Francia, in Prussia e più tardi in Russia, la cultura del Cinque-Seicento sostenne l'idea di un primato politico, culturale ed etico-religioso della Nazione. Nell'ambito religioso, il cattolicesimo, dopo il Concilio di Trento (1545 - 1563), favorì l'affermarsi dell'idea di sovrano come rappresentante dell'ordine razionale voluto da Dio. Diversificato fu invece l'atteggiamento del mondo protestante: i calvinisti furono decisi avversari dell'assolutismo, mentre i luterani, seguendo le dottrine del loro maestro, videro nel principe anche il capo della comunità religiosa, perché ritennero che egli solo, con la sua autorità assoluta, potesse reprimere la volontà dei malvagi. Lo sviluppo del capitalismo commerciale e finanziario favorì anch'esso l'affermazione dell'assolutismo regio. Infatti, la necessità di mantenere eserciti permanenti e l'esigenza di una burocrazia sempre più complessa costrinsero i sovrani a chiedere ingenti prestiti ai grandi mercanti/banchieri in cambio di larghe concessioni (come lo sfruttamento di territori nelle colonie o l'appalto della riscossione delle imposte sul territorio nazionale).

[modifica] Transizione verso l'assolutismo illuminato

Gli ultimi monarchi assoluti tentarono talvolta di governare secondo i principi dell'Illuminismo, e vengono quindi chiamati despoti illuminati. Essi tentarono di permettere ai loro sudditi di vivere più liberamente la loro vita di tutti i giorni, mantenendo al tempo stesso la monarchia autocratica. Nel Settecento furono considerati tali Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Giuseppe II d'Asburgo.

L'assolutismo, come termine, non comparve fino al XIX secolo, quando la tradizionale "età dell'assolutismo" era ormai passata.

[modifica] Estensione del concetto di assolutismo

Vi sono politologi che, basandosi sul significato letterale della definizione, estendono il concetto di monarchia assoluta anche a Stati non dotati formalmente di un Sovrano (che quindi potrebbero anche definirsi "repubbliche assolute"), ma governati assolutisticamente da un Presidente solitamente vitalizio e talora altresì ereditario[1]. Esempi passati di questa categoria sono lo Stato di Haiti al tempo dei Duvalier e il Malawi di Hastings Banda. Tra gli esempi presenti si annoverano molti paesi già appartenenti all'Unione Sovietica come il Turkmenistan nonché, tra gli altri, la Corea del Nord e la Siria.

[modifica] Principali monarchie assolute formali esistenti e titolo relativo

Anche entità non indipendenti presentano la forma di governo degli Emirati Arabi Uniti, in particolare nel continente africano, come ad esempio il sultanato degli Hausa

[modifica] Note

  1. ^ Scalzo S., I Princìpi della liberaldemocrazia
  2. ^ La Città del Vaticano è una monarchia assoluta elettiva e una teocrazia; il suo monarca, il papa, è il capo della Chiesa Cattolica mondiale. Il suo potere all'interno della Città del Vaticano non è limitato da nessuna costituzione, ma tutti i residenti nello Stato Vaticano hanno acconsentito ad obbedire al papa, in virtù di essere ordinati sacerdoti o membri delle Guardie Svizzere.
  3. ^ Nel caso della Città del Vaticano si tratta sia di una forma di monarchia assoluta elettiva, sia di una teocrazia, il cui sovrano è riconosciuto come il capo di una religione.

[modifica] Bibliografia

  • Manuale di storia moderna Donzelli
  • Domenico Felice (a cura di), Leggere Lo spirito delle leggi di Montesquieu, 2 voll., Milano, Mimesis, 2010.

[modifica] Collegamenti esterni