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Antonomasia

modify Updated 07-04-2012, 10:26
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Per antonomàsia (dal verbo greco ἀντονομάζειν, antonomázein, "cambiare nome") si intende una figura retorica cui corrispondono, come indicato da Pierre Fontanier, due funzioni principali[1]:

1) attribuisce al nome proprio di un determinato individuo un significato adattabile ed estendibile ad altri soggetti, a partire dalle qualità specifiche di quel primo soggetto.

Ad una persona aggressiva e distruttiva potremmo ad esempio dire:

«Sei un vero Attila!»

con ciò intendendo che Attila è il distruttore per antonomasia.

2) riferisce ad un individuo un epiteto, che, sempre a partire dalle qualità del soggetto, diviene un nome per indicarlo:

«In vista nuove rivelazioni sul pianeta rosso»

dove il "pianeta rosso" sta per Marte. Oppure:

«Ha incontrato il Maligno»

dove "il Maligno" per antonomasia è il Diavolo.

Sempre Fontanier ha definito l'antonomasia la "sineddoche d'individuo"[2].

Indice

[modifica] Modalità della sostituzione

La sostituzione del nome può avvenire nei seguenti modi[3]:

1) Un nome comune al posto di un nome proprio:

«Il Poeta [Dante] si rivolse a lui con le seguenti parole.»

2) Un nome proprio per un nome comune:

«Tuo figlio è un Einstein

Questo secondo tipo di antonomasia è detta anche "vossianica", dal nome di Gerardo Giovanni Vossio (XVI-XVII secolo), che aveva attribuito all'antonomasia la stessa reversibilità della sineddoche (la parte per il tutto e il tutto per la parte).[3] Altri esempi di antonomasia vossianica sono:

In certi casi, all'antonomasia vossianica si accompagna uno slittamento di senso, come nei casi di megera, vulcano, cicerone.[3]

3) Un nome proprio per un altro nome proprio ("Ghino di Tacco" per Craxi)

4) Un nome comune per indicare un individuo ma anche la categoria cui questi appartiene e cui viene associato a partire dalla considerazione di una qualità ritenuta esemplare (un epicureo)

[modifica] Antonomasia come perifrasi

Spesso l'antonomasia si presenta in forma di perifrasi (il flagello di Dio, la Mecca degli evasori)[3]. Tali forme possono essere metonimiche[4] (l'inquilino del Colle, con spostamento per la sostituzione del nome oltre il limite concettuale della nozione da indicare) o metaforiche (la pantera di Goro per Milva).[3]

[modifica] Antonomasia e media

Stretto è il rapporto tra antonomasia e linguaggio dei media (oltre che nel linguaggio corrente), in quanto le antonomasie esaltano la loro condizione di associazione stereotipata, di luogo comune, sono spesso accompagnate da enfasi, hanno scopi ironici o satirici:

  • Sua Sanità
  • Sua Emittenza

Tali caratteristiche di utilizzo rendono alcune di queste antonomasie materiale di veloce consumo e altrettanto rapida estinzione nel linguaggio della pubblicità, dell'informazione, della politica.[3]

[modifica] Antonomasia e gergo

In generale le antonomasie possono essere considerate "attive" in specifico rapporto a determinati ambienti, culture, epoche e paesi. Ad esempio, fino al 1860-61, l'eroe dei due mondi (le Héros des Deux Mondes) non era Garibaldi ma La Fayette (1757-1834), che aveva anche lui combattuto in America, nella sua giovinezza. Ancora oggi, nella francofonia, le Héros des Deux Mondes può designare o l'uno o l'altro.

Alcune antonomasie sono valide solo in ambienti ristretti e rientrano quindi nell'ambito dei gerghi. Ad esempio, Gertrude (la "monaca di Monza", un personaggio de I promessi sposi) era chiamata per antonomasia "la signora" all'interno del suo monastero.

[modifica] Note

  1. ^ Pierre Fontanier, Des Figures du discours autres que les tropes (1827-30), citato in Dizionario di linguistica, ed Einaudi, cit., pp. 70-1.
  2. ^ Dizionario di linguistica, ed Einaudi, cit., p. 71. La sineddoche è infatti la figura retorica che indica una nozione attraverso una parola normalmente associata ad un'altra nozione, che è però in relazione alla prima in termini di quantità.
  3. ^ a b c d e f Dizionario di linguistica, ed. Einaudi, cit., p. 71.
  4. ^ E anzi Morier (1981) ritiene che l'antonomasia sia un caso di metonimia (citato in Dizionario di linguistica, ed. Einaudi, cit., p. 71).

[modifica] Bibliografia

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