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Ambiguità

modify Updated 29-02-2012, 01:49
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L'ambiguità, o polisemia, intesa come pluralità di significati, è un fenomeno intrinseco al fatto linguistico, alla testualità e alla comunicazione. La langue, il patrimonio linguistico di ciascun parlante, è diverso da individuo a individuo quindi ogni testo potenzialmente potrebbe essere polisemico. Ovvero il significato che dà il mittente potrebbe essere diverso da quello interpretato dal destinatario. L'ambiguità può verificarsi su tre livelli:

Indice

[modifica] Ambiguità fonetica

Il funzionamento del codice linguistico è garantito dalla diversità dei significanti, in rapporto tra loro in base al principio di interrelazione oppositiva. Accade però che significati diversi coincidano nel medesimo significante. Sono segni linguistici diversi fra loro ma che casualmente si trovano ad avere lo stesso significante: se hanno in comune la grafia, si chiamano omografi, se hanno in comune la realizzazione fonematica (il suono) si dicono omofoni.

Un esempio di omonimia/omofonia è sole che risulta sia il sostantivo maschile che indica l'astro, sia l'aggettivo femminile plurale che indica due persone senza compagnia (es: due donne sole), oppure, in lingua inglese, two lips (due labbra) e tulips (tulipani), che hanno approssimativamente lo stesso suono.

[modifica] Ambiguità lessicale

L'ambiguità lessicale riguarda il contenuto concettuale del singolo lessema: ad esempio la parola acuto indica in italiano sia una persona intelligente che un suono di timbro superiore alla norma. Tipi di ambiguità lessicale semantica sono la cosiddetta ambiguità complementare (o polisemia) e l'ambiguità contrastiva (o omonimia). Nel primo caso, i diversi significati del lessema sono comunque legati, o fanno parte di domini affini, nel caso dell'omonimia invece si tratta di due lessemi differenti che per diverse controversie etimologiche sono venuti a coincidere nella loro forma grafica/fonetica. La risoluzione automatica dell'ambiguità delle parole prende il nome di disambiguazione[1].

[modifica] Ambiguità sintattica o strutturale

Si ha ambiguità sintattica quando una frase può avere interpretazioni sintattiche, da cui derivano significati diversi. Ad esempio:

  • Chiara ha visto Luca in giardino con il cannocchiale
chi aveva il cannocchiale? Luca o Chiara?
  • Una vecchia legge la regola
chi è il soggetto? qual è il verbo? si tratta di un'anziana signora che legge una norma oppure di una 'situazione', qui sottintesa, regolamentata da un'antica legge? i vari elementi della frase possono assumere diverse funzioni sintattiche alle quali corrispondono vari significati della stessa frase.

[modifica] Ambiguità pragmatica

Per ambiguità pragmatica si intende quando l'intenzione comunicativa viene recepita dal destinatario secondo una funzione dominante diversa. Siamo in presenza di un fraintendimento relativo alla struttura dominante di un messaggio. Ad esempio la frase "Se Totti non gioca, l'Italia perderà il mondiale" può essere vista sia come emotiva, ovvero la presenza del giocatore è fondamentale psicologicamente per i tifosi, sia come referenziale: l'assenza del giocatore rende la nazionale tecnicamente più debole.

[modifica] Esempi letterari

Il termine ambiguità è ritornato in auge nel linguaggio della critica letteraria in seguito al successo dell'opera di William Empson Seven types of ambiguity (1930), ma non bisogna dimenticare che già ai tempi della retorica medievale, l'ambiguità era considerata una chiave di lettura per riconoscere i vari significati di un testo. Non è un caso se nei secoli successivi, l'impiego della ambiguità, inteso come strumento stilistico, verrà utilizzato a piene mani da Mallarmé, Apollinaire e da coloro che idearono le parole composte o artificiali, basti pensare a Joyce.[2]

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Roberto Navigli. Word Sense Disambiguation: A Survey, ACM Computing Surveys, 41(2), 2009, pp. 1-69.
  2. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.178

[modifica] Voci correlate

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