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Primarie, Romney pigliatutto

gabrielec
gabrielec
11/01/2012 - 17:53

In New Hampshire, la vittoria di Mitt Romney è stata molto più netta che in Iowa. Alla seconda tornata, il top manager mormone ha conquistato quasi il 40% dei consensi, staccando di oltre 15 punti percentuali lo sfidante repubblicano Ron Paul.

Uno-due micidiale. Dopo essersi aggiudicato la prima tornata elettorale nello stato dello Iowa, Mitt Romney ha conquistato il New Hampshire. Ma se la vittoria della settimana scorsa era arrivata per soli otto voti in più di Rick Santorum, secondo classificato, quella del 10 gennaio è netta e indiscussa, con un distacco di oltre 15 punti percentuali su Ron Paul.
CONQUISTATO IL 40% DEI CONSENSI. Il messaggio arrivato dal New Hampshire, dunque, è piuttosto limpido: con quasi il 40% dei consensi conquistati, Mitt Romney punta a fagocitare i fellow repubblicani, ponendosi da subito come lo sfidante ufficiale del presidente Barack Obama.
Proposito neanche troppo velato, visto che lo stesso Romney, già governatore del Massachusetts, nel commentare l'ultima vittoria, ha dedicato gran parte del suo discorso alla Casa Bianca, definendo a più riprese Obama «a failed president», un presidente fallito. Romney ha invece snobbato i suoi rivali nella corsa alle primarie, come se quest'ultime, anziché appena iniziate, fossero già finite.

Il governatore Romney non è uno sprovveduto. Le motivazioni che lo spingono a guardare con fiducia alle prossime settimane certo non gli mancano. La prossima tornata elettorale è nel South Carolina, il 21 gennaio, e gli exit-poll lo danno saldamente in vantaggio in quasi tutti gli Stati.
Recentemente, Romney ha anche ricevuto il sostegno da personaggi di primo piano in ambito conservatore, come John McCain, già sfidante di Obama quattro anni fa. Inoltre, pare avere il pedigree giusto per presentarsi al cospetto del presidente in carica, che nel 2008 fece sognare gli Usa e il mondo intero, e oggi invece ha già spazientito non pochi americani.
EX GOVERNATORE E MANAGER. Mitt è un figlio d’arte: il padre George W. è stato governatore del Michigan, un repubblicano moderato come lui. Dunque, capace di sfilare a Obama i voti dei democratici arrabbiati, ai quali altri republican difficilmente possono ambire. Ma, soprattutto, Romney ha le carte in regola per amplificare la delusione degli americani circa la gestione della crisi nei quattro anni di amministrazione democrat.
L'UOMO DEL RILANCIO. L'ex governatore del Massachusetts è un businessman, e neanche uno qualunque. Doppia laurea a Harvard, in Legge e in Business, e lunghi anni al comando come cofondatore e amministratore delegato di Bain & Company, la più grande società di consulenza al mondo. Quel che si dice un top guy, che potrà risultare credibile se avrà l’occasione di presentarsi, da candidato alla White House, come l’uomo del rilancio dell’economia americana.
LE RICCHEZZE DI ROMNEY. Al comando della Bain dal 1984 al 1998, Romney ha potuto accumulare più ricchezze di tutti gli altri candidati repubblicani alle primarie. Di conseguenza, può investire più di loro per la campagna elettorale.
Lo dimostrano i numerosi spot che popolano le reti televisive. Romney si è messo in luce come il businessman dei record e come il governatore che non ha mai mancato di rifilare colpi bassi ai suoi rivali.
Nella corsa alla Casa Bianca, finora il più bersagliato è stato Newt Gingrich, il candidato reaganiano che fino a pochi mesi fa era dato in cima alle preferenze dell’elettorato repubblicano.

Gingrich è stato dipinto dagli spot televisivi di Romney vicino ai democratici del presidente Obama. Ma se, da un lato, la campagna contro gli avversari interni ha sortito gli effetti desiderati, facendo crollare i consensi di Gingrich, dall'altro potrebbero ritorcersi pericolosamente contro il top manager mormone.
Mors tua, vita mea: il gioco è diventato duro e pare che  Gingrich abbia preparato una rappresaglia dalle conseguenze imprevedibili.
Negli ultimi giorni, il gruppo dei competitor repubblicani ha iniziato a mettere in dubbio l’operato di Romney al timone della Bain & Company, evidenziandone l'attaccamento al denaro, l'insensibilità verso società mandate al fallimento e migliaia di lavoratori licenziati su due piedi.
IL DOCUMENTARIO ANTI-ROMNEY. A quanto pare, sono solo i primi fuochi d’artificio, perché a breve dovrebbe detonare una vera e propria bomba: il documentario When Mitt Romney Came To Town, dedicato ai misfatti di Romney da top manager.
Già nel trailer, con le testimonianze di alcuni lavoratori licenziati, si capisce che lo stile è quello di un Inside Job, in cui l’1%, in questo caso lo spregiudicato Mitt, si arricchisce al cospetto del 99% - di indignata memoria - che sgobba per poche briciole.
Un messaggio che, se inculcato negli elettori, potrebbe ribaltare il risultato all'apparenza scontato.

L'originale su www.lettera43.it