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Caritas, allarme povertà

In Italia 2,3 milioni le famiglie in difficoltà: +7% dal 2010. Richieste di aiuto economico ai Centri d'ascolto Caritas cresciute dell'80,8% in quattro anni, tra il 2007 e il 2010.

È l'impietosa fotografia dell'11esimo rapporto Caritas-Fondazione Zancan, intitolato Poveri di diritti.
Il fenomeno dei «nuovi poveri» assume dimensioni sempre più drammatiche. Si tratta di persone che, diversamente da quanto avveniva in passato, risiedono stabilmente in una casa, lavorano e vivono in un nucleo familiare.
Fra i nuovi indigenti tanti giovani, tanto che il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. E il 76,1% di loro non studia né lavora.
CRESCE IL NUMERO DI ITALIANI. Contrariamente al passato, è soprattutto tra gli italiani, con un incremendo del 42,5%, che si trovano più persone in difficoltà. Fra gli stranieri l'aumento è stato del 13,9%. I soggetti più deboli, comunque, risultano ancora loro, rappresentando il 70% delle persone che si rivolgono ai centri.
Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore è fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con età compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4%) e situazioni di povertà economica (62,5%).
La povertà è il problema più sentito
Al primo posto fra i problemi segnalati c'è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali e abitativi. Al quarto posto, i problemi familiari. Nel complesso, in 4 anni è aumentata dell'83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie).
Detto delle richieste di sussidi economici, è cresciuta molto anche la domanda di consulenze professionali (+46,1%). Diminuiscono invece quelle di sostegno socio-assistenziale (-38,6%), ma anche quelle di lavoro (-8,5%).
SOFFRONO DONNE E GIOVANI. È ormai l'intero nucleo familiare a vivere condizioni di stress e sofferenza, anche se le donne e i giovani pagano il prezzo più alto.
Nel 2004 il 75% dei problemi si riferiva ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanità, ecc.), nel 2010 tale valore ha raggiunto l'81,9% mentre le problematiche post materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25 al 18,1%. La questione abitativa diventa un'emergenza i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6%.
16 mila pasti gratuiti erogati ogni giorno
Oltre 6 milioni di pasti ogni anno, cioè 16 mila e 514 al giorno, offerti dalle mense dei poveri della Caritas e di altri enti ecclesiali. Lo ha riferito ancora il rapporto sulla povertà della Caritas-Zancan, tracciando un confronto col 2009.
Le mense socio-assistenziali sono 449 (2010); 164 al Nord, 119 al sud, 108 al centro, 58 nelle isole. Poco meno di due mense su 10 sono cofinanziate dal sistema pubblico di welfare.
Alle mense sono impegnate 21 mila e 832 persone. Di queste, il 93,7% (20 mila e 467) sono volontari laici; seguono con il 3,3% i volontari religiosi (720).
«INCOERENTI LE STIME DI ISTAT, EUROSTAT, BANKITALIA». Ma secondo Caritas «va registrata una sostanziale difformità tra i dati ufficiali relativi alla povertà e la reale condizione del paese che tutti sperimentano quotidianamente», poiché le rilevazioni ufficiali del fenomeno «richiederebbero un' integrazione dell'attuale metodo con soluzioni più sensibili ai cambiamenti». Gli organismi che diffondono dati ufficiali sulla povertà sono Istat, Banca d'Italia, Eurostat.
Il documento della Caritas Italiana/Fondazione Zancan ha ricordato poi che l'Istat, nell'ultimo rapporto diffuso lo scorso luglio, ha parlato di 8 milioni e 272 mila persone povere nel 2010 (13,8%) contro i 7 milioni e 810 mila del 2009 (13,1%).
«I NUMERI UFFICIALI RACCONTANO UNA VERITÀ PARZIALE». L'istituto nazionale di statistica ha registrato un lieve incremento nel numero di famiglie in difficoltà: da 2,657 milioni (10,8%) a 2,734 milioni (11%). In realtà, invece, l'esperienza dei Centri di ascolto delle Caritas diocesane ha evidenziato «segnali di una crescente complessità delle situazioni di povertà», che non sono colti dai dati ufficiali.
«I SOLDI PUBBLICI SONO STATI SPESI MALE». I soldi pubblici spesi per contrastare la povertà «sono spesi male e danno scarsi risultati». La politica dei trasferimenti monetari «è fallita».
La spesa degli enti locali aumenta ma non basta
Secondo gli ultimi dati disponibili (relativi al 2008), la spesa assistenziale dei Comuni è aumentata del 4%, quella per la povertà dell'1,5% e quella per il disagio economico del 18%; il 31% dei 111,35 euro procapite di spesa sociale è destinato a dare risposte a persone povere o con disagio economico.
«Gli enti locali continuano a investire tante risorse assistenzialistiche nel contrasto alla povertà ma con scarsi risultati» e le politiche contro la povertà «non sono riuscite a incidere sul fenomeno. Serve un netto cambiamento di rotta», ha scritto la Caritas.
«NECESSARIO IL RECUPERO DEI CREDITI DI SOLIDARIETÀ». In particolare, l'associazione ha suggerito che va incrementato il rendimento della spesa sociale e vanno recuperati i crediti di solidarietà, basati sull' erogazione di finanziamenti a favore di persone che si impegnano effettivamente in progetti di sviluppo locale, destinandoli a occupazione di welfare a servizio dei poveri.
«LA SOLUZIONE NELLA PROFESSIONALIZZAZIONE DEGLI AIUTI». Il rapporto ha suggerito che un modo per aumentare il rendimento della spesa sociale è la «professionalizzazione dell'aiuto». A oggi infatti gli oltre 100 miliardi di euro di raccolta fiscale destinati ai servizi sanitari sono trasformati in centinaia di migliaia di posti di lavoro; se questo fosse applicato alla spesa per servizi sociali, si potrebbe ipotizzare un risultato occupazionale di altrettante migliaia di posti di lavoro di cura; molte donne e giovani sarebbe occupati lavorando a servizio degli altri.
Un'altra fonte di risorse riguarda i 17-18 miliardi di euro oggi destinati alle indennità di accompagnamento e assegni familiari. Questi potrebbero essere investiti in lavoro di servizio garantendo ai beneficiari un rendimento superiore a quello attuale.
Domenica, 16 Ottobre 2011

L'originale su www.lettera43.it