Login utente

Registrati

Cerca nel sito

0

La "censura di Radio Radicale". Una sintesi perché si colgano quelle due o tre cose vere dette nell'ondata di post odierna.

Filippo Contesi
Filippo Contesi
11/11/2006 - 22:47

La vicenda è ben al di là dei limiti della sciocchezza. Non cercherò di dire cose intelligenti al proposito. In futuro magari spiegherò come questa vicenda si inserisca in una serie di meccanismi e credenze condivise che negli ultimi anni in Italia stanno rovinando il Paese, e con esso l'immagine dei radicali nell'elettorato privato di informazione intelligente e accurata.

Ecco quel che è successo. Un blogger ha mescolato immagini tratte dalla famosa Direzione dei Radicali Italiani del 26 ottobre scorso in un filmato umoristico--il suo autore si ostina a definirlo satirico--e l'ha pubblicato sul suo blog. Il filmato è stato ieri pubblicizzato in TV da Studio Aperto, che gli ha dedicato un servizio intero, e da la Repubblica con un capoverso di un articolo sulla Rosa nel pugno. Oggi Radio Radicale ha chiesto al blogger di citare nel suo video, come da licenza Creative Commons 2.5, la fonte delle immagini della Direzione dei RI, di "proprietà" di Radio Radicale. Il blogger ha risposto linkando il video all'homepage di Radio Radicale. Nessuno si sognerebbe di fare cosí, di prassi si linka direttamente il video o la pagina appropriata. Allora Radio Radicale gli ha intimato di citare appropriatamente il video integrale della Direzione, pena l'azione legale nei suoi confronti. Il blogger ha fatto scoppiare il caso "Censura di Radio Radicale".

Selezione di link:

Il filmato del blogger, "rimosso in seguito a diffida legale di RR". In basso si nota come il link da lui accettato fosse alla sola homepage di RR.

Il secondo dei 5 post (fino ad ora) scritti oggi dal blogger sulla vicenda.

Radio Radicale dà notizia dell'accusa del blogger e spiega la sua posizione.

Capezzone condanna l'azione intrapresa da Radio Radicale. (Diego Galli ha preso l'iniziativa per Radio Radicale, lo stesso che aveva criticato la segreteria di Capezzone di questi cinque anni.)

Rita Bernardini replica sulla vicenda.

2 commenti

Bloggers come giornalisti?

Il blogger non è un giornalista, anche se troppo spesso chi ha un blog si sente legittimato a pensare di esserlo.
La satira poi è un'arte che deve essere lasciata a chi ha la cultura e la preparazione necessaria.

Sulla licenza Creative Commons 2.5 devo dire che troppi improvvisati blogger neppure sanno che diavolo significa o cosa preveda la stessa. Ha un bel logo, molti ce l'hanno, perché io non dovrei averla? E allora prendo il loghetto, lo pubblico e via; poi magari leggerò cosa significa o cosa prevede quella licenza.

Davide
inPolitica.net
dialogare a colori e' possibile

A me non sembra che non ci

A me non sembra che non ci si possa "improvvisare" giornalisti o che non si possa fare satira senza la necessaria cultura. (Se fosse cosí, tra l'altro, gran parte dell'informazione su TV o giornali italiana sarebbe fuori legge. :-))

Sono abbastanza d'accordo sulla Creative Commons. Il post voleva appunto evidenziare che il mancato rispetto dei termini della licenza era all'origine della diffida. Ma quel blogger sa benissimo cosa prevede la licenza e ha fatto scoppiare lo scandalo per avere pubblicità. Le tecniche comunicative sono le solite e le piú efficaci: non è un caso che quel blogger con i suoi video porti avanti da anni una campagna propagandistica a favore del centrodestra. Infatti, come oggi dice Alessandro Capriccioli, il blogger non cita mai la diffida di Radio Radicale nei suoi molteplici post, né parla della semplice differenza tra citare l'homepage e citare la pagina specifica. Per non parlare della mia segnalazione del mio post sull'argomento che si è guardato bene dal linkare. In questo caso ho peccato di ingenuità, quel blogger lí è davvero berlusconiano.